L’obbedienza nasce dall’amore

Domenica 10 maggio 2026. L’espressione “Dio è amore” non è uno slogan, ma realtà concreta

di Michele Brambilla

Nel Regina Coeli del 10 maggio Papa Leone XIV suggerisce di contestualizzare e rileggere attentamente la frase: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Gesù con «quest’affermazione ci libera da un equivoco, cioè dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia. Osserviamo davvero i comandamenti, secondo la volontà di Dio, se riconosciamo il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo» nella sua Pasqua. 

«Le parole di Gesù sono allora un invito alla relazione, non un ricatto o una sospensione dubbiosa»: seguiamo il Signore perché Egli stesso ha fornito la prova suprema del suo amore per noi, ovvero la croce su cui ha accettato di salire. Se ne deduce che «Cristo stesso è il criterio, il canone dell’amore vero: quello fedele per sempre, puro e incondizionato. Quello che non conosce né “ma” né “forse”, quello che si dona senza voler possedere, quello che dà vita senza prendere nulla in cambio. Poiché Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi. Accade come per la vita: solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così solo chi è stato amato può amare».

«I comandamenti del Signore sono perciò un ordine di vita che ci risana da falsi amori», quelli suggeriti dall’Avversario, di fronte al quale è meglio premunirsi. «Proprio perché ci ama, il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, cioè l’Avvocato difensore, lo “Spirito della verità” (Gv 14,17). È un dono che “il mondo non può ricevere” (ibid.), finché si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole, uccide l’innocente. Chi invece corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato che mai viene meno», precisa infatti il Pontefice. «Sempre e dovunque possiamo allora testimoniare Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte» di Cristo. 

Nei discorsi dell’Ultima Cena, da cui la liturgia della VI domenica di Pasqua trae il brano di Gv 14,15-21, Gesù cerca quindi di far intuire le dinamiche più intime della SS. Trinità. «Questa coinvolgente comunione di vita smentisce l’Accusatore, cioè l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore. Infatti, mentre lo Spirito Santo è forza di verità, questo Accusatore è “padre della menzogna” (Gv 8,44), che vuole contrapporre l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quel che fa Gesù», che ci riunisce «come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa».

Il mondo è pieno di seminatori di zizzania, ma non potranno mai vincere l’amore unificante di Dio per ciascuno di noi. Il Papa esprime la sua preoccupazione per «le notizie sull’aumento delle violenze nella Regione del Sahel, in particolare in Ciad e in Mali, colpiti da recenti attacchi terroristici», e ricorda che «il 10 maggio, ogni anno, si celebra la “Giornata dell’amicizia copto-cattolica”. Rivolgo un saluto fraterno a Sua Santità Papa Tawadros II e assicuro la mia preghiera a tutta l’amata Chiesa copta, nella speranza che il nostro cammino di amicizia ci conduca all’unità perfetta in Cristo, che ci ha chiamato “amici” (cfr Gv 15,15)».

«Un pensiero speciale va oggi a tutte le mamme! Per intercessione di Maria, la Madre di Gesù e nostra, preghiamo con affetto e gratitudine per ogni mamma, specialmente per quelle che vivono in condizioni più difficili» delle nostre senza rinunciare all’immenso dono della maternità. 

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