Lupi nel recinto

Domenica 26 aprile 2026. Il Papa invita a sorvegliare il recinto del nostro cuore, perché non ci entrino coloro che ci vogliono privare della gioia che ci viene da Gesù. L’anniversario del disastro di Chernobyl permette al Pontefice di innalzare un duro monito contro la bomba atomica e contro un uso antiumano delle novità tecnologiche

di Michele Brambilla

«Mentre proseguiamo il nostro cammino nel tempo pasquale, il Vangelo ci riporta oggi le parole di Gesù che paragona sé stesso a un pastore e poi alla porta dell’ovile (cfr Gv 10,1-10)», dice Papa Leone XIV nell’introduzione al Regina Coeli del 26 aprile. 

Nello stesso brano di Vangelo «Gesù mette in contrapposizione il pastore e il ladro. Infatti, afferma: “Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante” (Gv 10,1). E più avanti, in modo ancora più chiaro: “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)». Appare quindi evidente che «il pastore ha un legame speciale con le sue pecore e, perciò, può entrare dalla porta dell’ovile; se uno invece ha bisogno di scavalcare il recinto, allora è certamente un ladro che vuole rubare le pecore».

Se Gesù è il Pastore, bisogna inquadrare la figura del ladro. Cristo, infatti, «ci conosce, ci chiama per nome, ci guida e, come fa il pastore con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo e fascia le nostre ferite quando siamo malati (cfr Ez 34,16). Gesù non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri. Non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza. Non viene come a inquinare le nostre gioie terrene, ma le apre a una felicità più piena e duratura». 

Il ladro è quindi colui che entra nel recinto della Chiesa, o della nostra vita, e ci deruba di quei beni che sono necessari per conservare un buon rapporto con Dio e con gli altri. Allora «siamo invitati a riflettere e soprattutto a vigilare sul recinto del nostro cuore e della nostra vita, perché chi vi entra può moltiplicare la gioia oppure, come un ladro, può rubarcela». Nello specifico, «i “ladri” possono assumere tanti volti: sono coloro che, nonostante le apparenze, soffocano la nostra libertà o non ci rispettano nella nostra dignità», oppure «sono convinzioni e pregiudizi che ci impediscono di avere uno sguardo sereno sugli altri e sulla vita; sono idee sbagliate che possono portarci a compiere scelte negative; sono stili di vita superficiali o improntati al consumismo, che ci svuotano interiormente e ci spingono a vivere sempre all’esterno di noi stessi». 

I lupi possono quindi essere persone che ci fanno direttamente del male, oppure il latrocinio può essere frutto dell’ambiente culturale che ci circonda, come nel caso delle idee sbagliate che abbiamo introiettato. Il Pontefice tocca anche il piano sociale, quando denuncia con durezza «quei “ladri” che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità», cioè di piena realizzazione del progetto che Dio ha su ciascuno di noi. In questo modo il Santo Padre ricorda che la forma che si dà alla società non è indifferente alle possibilità di salvezza dei singoli. 

Le domande che possiamo porci sono “scottanti”: «Da chi vogliamo farci guidare nella nostra vita? Quali sono i “ladri” che hanno provato a entrare nel nostro recinto? Ci sono riusciti, oppure siamo stati capaci di respingerli?». In ogni caso, «oggi il Vangelo ci invita a fidarci del Signore: Lui non viene a rubarci nulla, anzi, è il Pastore buono, che moltiplica la vita e ce la offre in abbondanza».

Il 40° anniversario dell’incidente nucleare di Chernobyl (26 aprile 1986) «rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti» e serve al Papa per formulare la richiesta che «ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace».

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