Giovedì, 23 aprile 2026

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».  (Gv 6,44-51)


Perché chi ne mangia, non muoia”. Queste parole del Santo Vangelo suscitano pensieri che alimentano la nostra speranza cristiana e ne siamo tanto grati al Signore per avercele donate. Il Sacramento dell’Eucaristia, infatti, che riceviamo durante la vita terrena è un anticipo del Paradiso! San Tommaso d’Aquino, santo eucaristico, ha sintetizzato la virtus di questo sacramento nella celebre antifona che conviene imparare a memoria per avere sempre con sé a disposizione un vademecum di teologia eucaristica: O sacrum convivium! In quo Christus sumitur; recolitur memoria passionis ejus; mens impletur gratia; et futurae gloriae nobis pignus datur. Quando, dunque, l’anima si nutre di Eucaristia, non solo ricorda la Passione del Signore e viene riempita di grazia, ma riceve anche una “caparra” della gloria del Cielo. Per questo motivo i Santi trascorrevano lungo tempo nella preparazione alla ricezione dell’Eucaristia e nel ringraziamento dopo averla ricevuta. Il giovane Pio da Pietrelcina scriveva al suo direttore spirituale: «Che dolce colloquio con il Paradiso questa mattina! Tale che, anche se volesse, non potrei spiegarlo. Il cuore di Gesù ed il mio – mi permetta questa espressione – erano fusi. Non più due cuori, ma un solo battito. Il mio cuore era sparito, come una goccia d’acqua persa nell’oceano. Gesù era il mio Paradiso, il mio re. La mia gioia era così intensa e profonda che non potevo trattenere lacrime di felicità che bagnavano le mie guance». D’altra parte nell’Eucaristia ci sono il Corpo e il Sangue offerti per la Redenzione sul Calvario. Aveva ben ragione San Giovanni Paolo II, ricordando la sua prima Messa nel 1946, a dichiarare: «i miei occhi si sono raccolti sull’ostia e sul calice in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo “contratti” e il dramma del Golgota si è ripresentato al vivo, svelando la sua misteriosa “contemporaneità”». E sul Golgota Nostro Signore promise: «oggi sarai con me in Paradiso». Per questo motivo, la Chiesa raccomanda che agli agonizzanti sia amministrato il Viatico, ossia che, prima del passaggio alla vita dopo la morte, siano muniti della Grazia inestimabile di questo Sacramento amministrato con grande solennità, pur adattata alle circostanze di chi la riceve, e che, possibilmente, tale Dono sia arrecato visibilmente per suscitare rispetto e ammirazione. Un buon esercizio per ognuno di noi può essere questo: ricevere la Santa Comunione come se fosse la prima, l’unica, l’ultima volta della nostra vita.

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