Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». (Gv 6, 22-29)
Dopo la prodigiosa moltiplicazione dei pani e dei pesci, un miracolo raccontato da tutti gli evangelisti, Nostro Signore Gesù Cristo dà inizio a uno dei suoi insegnamenti più rilevanti: il discorso sul Pane di vita, tenuto nella sinagoga dell’importante città di Cafarnao. Questo discorso occupa gran parte del capitolo VI del Vangelo di Giovanni. Gesù spiega anzitutto che i miracoli che Egli compie sono dei “segni” per rivelare la sua identità e la sua missione. Si definisce “il Figlio dell’uomo”, un titolo che spesso usava, mutuato dal libro del profeta Daniele e familiare ai suoi ascoltatori: il Figlio dell’uomo è il giudice universale scelto dal Padre. Egli dà infatti il “cibo per la vita eterna”, che, in senso sacramentale è l’Eucaristia, in senso teologico più ampio è Egli stesso. Infatti, Dio ha creato gli uomini per un fine sublime, che ci viene ricordato da Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali: lodare, riverire, servire Dio e così conseguire la salvezza eterna dell’anima. L’Incarnazione di Nostro Signore è la via attraverso la quale viene offerto questo dono da accogliere con gratitudine e gioia attraverso la fede. Dice infatti il Signore: «Questa è l’opera del Signore che crediate in colui che Egli ha mandato». La pericope odierna del Santo Vangelo è pertanto un invito a rinnovare il nostro atto di fede nel Signore, in ciò che Egli ci ha rivelato e che la Santa Chiesa di propone di credere, consapevoli che, quanto più la nostra ragione dilaterà i suoi interessi e approfondirà le grandi domande di senso, tanto più incontrerà la fede per esserne integrata ed elevata. I militanti di Alleanza Cattolica, come autentici credenti, sono convinti di questa meravigliosa “alleanza” tra fede e ragione: pregano e studiano, adorano e ricercano, nutrono l’anima della grazia sacramentale e alimentano il pensiero con le buone letture. Declinano l’Amen della fede e il sic et non della ragione.