Domenica 27 settembre 2026. La parola chiave del viaggio apostolico in Francia, dove stanno particolarmente aumentando i giovani catecumeni che bussano alle porte della Chiesa, è proprio “conversione”. Conversione dei singoli, conversione dei popoli, conversione delle potenze militari: da Lourdes si innalza la richiesta di pregare il S. Rosario per la pace nel mese ad esso tradizionalmente dedicato, con richiami espliciti alla spiritualità espiatoria e alla devozione al Sacro Cuore di Gesù
di Michele Brambilla
L’intero viaggio di Papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre) è uno sprone a riscoprire le radici cristiane del continente europeo, ma soprattutto a riproporle con coraggio anche nell’abito sociale. Sono le priorità che hanno percorso quasi tutti i discorsi parigini, pronunciati in luoghi altamente evocativi, basti pensare alla ricostruita Notre Dame, allo Stade de France o a Place della Concorde, vale a dire la famigerata Place de la Revolution, dove più si è manifestato l’orrore della Rivoluzione anticristiana, che ha sì contraddistinto la Francia negli ultimi trecento anni, ma sembra ora giunta a fine corsa, avendo creato un vuoto in interiore homine che attanaglia le coscienze e che solo Gesù può nuovamente colmare, come prova la crescita vertiginosa dei catecumeni nelle diocesi francesi.
La parola d’ordine, quindi, è conversione: la mattina del 27 settembre il Papa la fa risuonare di nuovo nell’omelia della Messa solenne nel santuario di Lourdes. Sotto il manto della Madonna Immacolata «vedo il volto universale della Chiesa. Alcuni di voi hanno attraversato continenti, superato fatiche, portato le vostre gioie e i vostri fardelli fino a questa Grotta santa», davanti alla Madre di Dio e alla presenza del Vicario di Cristo.
«Oggi calpestate il suolo di questa terra benedetta che ha ricevuto tante grazie. Possa questo pellegrinaggio ravvivare la fiamma della fede nelle vostre case e nelle vostre parrocchie», prega il Santo Padre. Commentando i testi della liturgia celebrata, il Pontefice osserva che essi «toccano un aspetto centrale del messaggio che la Vergine Maria è venuta a confidare a Santa Bernadette: un invito alla conversione, al tempo stesso tenero e pressante. Nel Vangelo, Gesù rivolge uno sguardo di verità e di profonda tristezza ai cuori chiusi: “non vi siete nemmeno pentiti” (Mt 21,32)».
«Perché questa ferita nel cuore di Cristo? Perché Dio non vuole la perdizione dei suoi figli», risponde il Papa citando il profeta Ezechiele («“Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso”, mentre se si converte, se “ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà” (cfr Ez 18,26.28)») ed evocando, come nella Messa del giorno prima a Place de la Concorde, il Sacro Cuore di Gesù, che in Francia richiama inevitabilmente alla memoria la Vandea. Se “elettrizza” nominare il Sacro Cuore a Lourdes, non è difficile immaginare i sentimenti dei francesi che hanno udito l’invito ad abbeverarsi «a questa fonte che è il Cuore trafitto di Gesù» nel luogo esatto in cui sorgeva la ghigliottina.
Tutta la Scrittura è un accorato invito a lasciarsi abbracciare dal Padre misericordioso: come ripete nuovamente il Pontefice, gli appelli scritturali «assumono un’importanza salutare per manifestarne l’urgenza e la necessità: è oggi – non domani – che bisogna convertirsi; è oggi il momento favorevole, il giorno della salvezza (cfr 2Cor 6,2). Sì, Dio desidera che l’uomo viva, che apra gli occhi e torni a Lui. Convertirsi significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo così il nostro cuore all’unica Gioia che non passa».
Non tutti i giorni trascorsi sulla terra sono, purtroppo gioiosi: è a questo che si riferiva la Madonna quando disse a santa Bernadette Soubirous che «non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro». Non significa che non bisogna provare a migliorare le condizioni di vita terrene, ma è un monito verso tutti coloro che si illudono di ricreare artificialmente la perfezione del Paradiso sulla terra, come si è creduto di fare troppe volte nella Modernità, in primis proprio durante la Rivoluzione giacobina. «Questa promessa, proclamata proprio qui, risuona con particolare forza in questa terra di Francia e scuote le nostre mentalità contemporanee. In questo momento storico, all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta. Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio», elenca il Papa, così come ha fatto il 25 settembre, con vero coraggio cristiano, nel discorso davanti alle autorità civili francesi, imbevute di “cultura della morte”.
La promessa della vita eterna è una certezza che il Signore stesso ci ha ottenuto «con la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, e la realizza ogni giorno in noi attraverso la grazia del battesimo. È alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla liberamente, afferrarla, non ostacolarla» con il peccato personale e sociale. Un mondo ordinato verso la vita eterna è anche un mondo più vivibile quaggiù. L’uomo è libero, ma «questa libertà che ci è donata, dobbiamo impegnarla in un “sì” a Cristo e, con l’aiuto della sua grazia, sulle orme di Maria; un “sì” incessantemente rinnovato, fino al nostro ultimo respiro: “adesso e nell’ora della nostra morte”, diciamo nell’Ave Maria».
La prima carità che si deve al mondo è la nostra preghiera di intercessione: citando direttamente il «Penitenza! Penitenza! Penitenza!» risuonato con forza nelle apparizioni di Lourdes (1858) e in quelle successive, il Santo Padre ricorda che «la Vergine ci chiede di fare penitenza, non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche “per i peccatori”, per un mondo che va male. Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile». Già nell’Antico Testamento è rimproverato che «non è la mia condotta che non è retta, ma la vostra» (cfr Ez 18,25).
Il Pontefice espone quelli che sono i cardini della spiritualità espiatoria, per la quale «la penitenza è un’opera suscitata dall’amore nella solidarietà con il genere umano: amore per Dio, di cui si vuole riparare la ferita del Cuore causata dai nostri peccati; amore per tutti i nostri fratelli che non ascoltano questa chiamata alla conversione e che le loro colpe trascinano verso la morte. Questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore. Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale, come scriveva sant’Agostino: “Ti dispiaccia sempre ciò che sei, se vuoi guadagnare ciò che non sei” (Sermo 169, 15.18)».
Proprio per questo, nell’Angelus il Papa aggiunge la richiesta di «pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto. Accompagniamo la preghiera con atti concreti di penitenza e di misericordia e con l’impegno di favorire sempre il dialogo e la riconciliazione».