“Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Risposero: “Il primo”. E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,28-32).
Tra non molte settimane porteremo a compimento, con la grazia di Dio, il nostro cammino ecclesiale nell’Anno liturgico alla sequela di Gesù Cristo Signore e Re dell’Universo. Sin da questa XXVI Domenica del Tempo per Annum è dunque opportuno prestare la dovuta attenzione alla parabola dei due figli, esposta da Gesù per far compiere un onesto e sincero esame di coscienza agli Scribi e ai Farisei che lo osteggiavano rifiutando il suo richiamo alla conversione, ossia alla pratica effettiva, amorevole e concreta, della volontà di Dio di cui doveva essere autentica espressione l’apparato religioso del Tempio, invece che vuota esibizione. La parabola è pertinente anche alla nostra condizione attuale di cristiani chiamati a vivere la coerenza della fede in questo inizio del terzo millennio. Infatti anche noi rischiamo di essere segnati da una sempre più pericolosa esteriorità nella nostra collocazione ecclesiale senza il necessario fondamento delle convinzioni profonde basate sui principi catechistici della dottrina della fede, della liturgia, della morale e della spiritualità. Il Magistero della Chiesa, anche ai nostri giorni, continua sempre a ribadire e puntualizzare innanzitutto la necessità della verità come fondamento del bene comune (cfr. Magnifica humanitas, nn. 132-147). Ma frequentemente, nelle nostre comunità cristiane, ci ritroviamo a parlare di tutto e di più senza tematico riferimento alle indicazioni dottrinali del Magistero e a favore di generiche sensibilità umanitarie in sintonia con la corrispettiva retorica secolarizzata, lontana o avulsa dalla piena umanità di Cristo, sicura garanzia della dignità umana spesso vilipesa nell’attuale cambio d’epoca. In questo contesto noi, con rinnovata responsabilità, sentiamo di esaminare in tutta semplicità e verità qual è la nostra condotta cristiana: quella del figlio che, secondo la parabola evangelica di oggi, si contenta di un’adesione meramente verbale al comando di andare a lavorare nella vigna, oppure quella del figlio che s’impegna a vincere le resistenze, di varia provenienza e ancora persistenti nell’uomo vecchio, con la decisione di mettersi finalmente all’opera per edificare la nuova Gerusalemme come invita a fare Papa Leone XIV? Certamente in questo cammino c’è rinnovato bisogno di umiltà e pazienza con noi stessi e con il nostro prossimo. Ma non per non dire niente o rimandare sistematicamente l’opera da intraprendere. Anzi, è nostro nobile compito storico attuale fare leva su ogni coagulo o punto di forza legittimo per avviare l’importante patto educativo lanciato anche ultimamente, prima da Papa Francesco e oggi da Papa Leone, affinché possiamo ritrovare la via della civiltà per la salvezza dell’umanità contemporanea in Cristo: in Illo Uno unum. Gesù mostrava agli Scribi e ai Farisei del suo tempo la grave colpa della loro mancata conversione a fronte di pubblicani e prostitute che invece cambiavano totalmente la loro esistenza abbandonando la vita di peccato appena toccati dalla sua misericordia.
Per noi, che abbiamo la grazia di essere nella Chiesa, consapevoli e impegnati nella Nuova Evangelizzazione, il richiamo di Gesù significa che ci dobbiamo interrogare: “com’è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata” (Benedetto XVI, Omelia 25 settembre 2011).