Lunedì 6 maggio 2024

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto» (Giovanni 15,26 – 16,4a).


«Quando verrà il Paràclito […], lo Spirito della verità». Essere pieni di Spirito Santo. È uno stato a cui ogni battezzato deve fare riferimento. Che la nostra condotta non interrompa per nulla la comunicazione con lo Spirito di verità! Gli apostoli, di ieri e di oggi, hanno fatto un’esperienza travolgente dell’amore di Dio: ci si sente inondati di amore, come da un vento irrefrenabile che ha colmato tutti i vuoti e ora tracima abbondante. San Paolo lo dice nella Lettera ai Romani (5,5): «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato».

L’esperienza dello Spirito Santo è concorde nella testimonianza di tanti credenti. Il più importante effetto che viene prodotto dal Paràclito è di far sì che la persona si senta amata dal Padre di un amore tenerissimo, incommensurabile. Tutto quanto ne deriva, cioè la confessione dei peccati commessi, la grazia, le virtù e i doni, sono contenuti in questo grande contatto con l’amore divino: la comunicazione Dio-uomo è ristabilita e si avvia una nuova figliolanza.

«Perché non hanno conosciuto […] il Padre». Questa dimensione cristiana dell’essere inabitati dalla Trinità, essere Tempio dello Spirito Santo, comporta il superamento assoluto dello spirito di ira e vendetta. Anche nel caso di terribili vessazioni e violenze, i santi chiedono al Padre di perdonare i loro persecutori perché non sanno quello che fanno, in quanto non hanno conosciuto il Padre buono. Santa Giuseppina Bakhita (1869-1947), religiosa della Congregazione delle Figlie della Carità, di origine sudanese, fu crudelmente torturata dal suo padrone musulmano schiavista. Le consorelle restavano raccapricciate nell’ascoltare il racconto un simile accadimento, ma Giuseppina rispondeva sempre: «Hanno fatto secondo la cultura della loro terra, dove ci sono schiavi e padroni, perché non conoscono il Padre buono».

Santa Maria di Gesù Crocifisso, al secolo Mariam Baouardy, carmelitana palestinese (1846-1878), fu pugnalata a morte alla trachea per essersi rasata i capelli, impedendo così il matrimonio prestabilito dal suo tutore arabo. Miracolosamente la ferita si cicatrizzò, dopo un mese trascorso in una grotta isolata dove era stata gettata: di quel periodo ricordava solo un alone vago ma amoroso, di una indefinita donna che teneramente l’accudiva. Cosa trasse da questo accadimento? Nient’altro che una santa urgenza di far conoscere l’amore del Padre e del Salvatore. 

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