Mercoledì 7 ottobre 2026. La Chiesa non vive al di fuori della storia, ma è compartecipe delle gioie e delle fatiche degli uomini, perché dipende anche dalla forma data alla società se le persone hanno maggiori possibilità di incontrare il Signore
di Michele Brambilla
Continuando il commento alla Gaudium et spes, nell’udienza del 7 ottobre Papa Leone XIV mette a fuoco il capitolo quarto della costituzione conciliare, «dedicato alla missione della Chiesa nel mondo contemporaneo». Lo commenta a partire da una citazione ambivalente di sant’Agostino: «Mundus reconciliatus Ecclesia (Sermo 96)». Intesa come tutta al nominativo, la frase presenta la Chiesa come il mondo riconciliato col Padre e con la sua vera natura in Cristo; se “Ecclesia” è un ablativo, si sottolinea il fatto che è la Chiesa a riconciliare, con la sua azione santificatrice (esercitata in virtù della Pasqua di Gesù), la creazione e il suo Creatore. In poche parole, «la Chiesa è mondo già riconciliato con Dio; siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza (cfr GS, 41)», portandovi però il fermento nuovo del Vangelo e della presenza sacramentale del Signore.
«Come il Figlio di Dio si è incarnato per dare la vita al mondo e riconciliarlo con il Padre, così la Chiesa abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio per manifestare il suo disegno di renderci tutti suoi figli in un’unica grande famiglia umana. Perciò, la Chiesa cammina nella storia in mezzo alle genti e alle culture, e “questo intreccio di vita con i popoli le fa comprendere sempre più che la sua missione ha una portata storica e comporta una responsabilità nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali” (Lett. enc. Magnifica humanitas, 19)», aggiunge il Papa citando la sua recente enciclica.
«La prima missione della Chiesa è quella di aiutare le persone ad essere attente alle domande profonde della vita», che guidano a Cristo Redentore. «I Padri del Concilio ricordano che la missione della Chiesa si realizza anche nel contribuire alla costruzione della città terrena», ma il fine primario degli interventi “politici” rimanda comunque allo scopo primario di creare luoghi nei quali sia più facile incontrare la Salvezza. «Adorando Cristo, il Giusto morto per gli ingiusti, il credente non può accettare», di conseguenza, «l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia. La Dottrina sociale della Chiesa orienta l’azione dei cristiani, che collaborano con tutte le persone di buona volontà nel promuovere il bene comune. Alla Chiesa, dunque, “niente sta più a cuore che di servire al bene di tutti e di potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune” (GS, 42)».
Una volta ribadita la stretta connessione tra la dottrina sociale della Chiesa e le definizioni salienti del nostro Credo, «per compiere con efficacia la missione evangelica è necessario che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo, affinché la sua fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti. Infatti, come ricordano i Padri conciliari, il distacco tra fede professata e vita quotidiana “va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo” (GS, 43)», benché, purtroppo, sia diventata la caratteristica più evidente di troppi cattolici. Il Papa insiste a ricordare che applicare la dottrina sociale è un adempimento fondamentale del nostro sacerdozio battesimale. Infatti la «Gaudium et spes riserva una menzione particolare (cfr ibid.) alla missione dei fedeli laici, i quali, in forza del Battesimo, sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo. Luoghi principali di questa azione, che può ben dirsi sacerdotale, sono indubbiamente la famiglia e l’attività lavorativa, ma essa si estende ad ogni ambiente di vita». Santificando gli ambienti di vita, gli uomini santificano il mondo stesso e vi fanno germogliare i semi del Vangelo.
Il Pontefice rammenta che «la Chiesa, infine, è sempre attenta a ciò che nella società avviene e si sviluppa (cfr GS, 44). È compito di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la Tradizione della Chiesa», criteri messi da parte persino da alcuni ecclesiastici quando essi vogliono indirizzare il discernimento ad un accoglimento puro e semplice delle istanze mondane. Leone XIV, invece, ribadisce che gli strumenti per giudicare secondo Verità esistono e vanno usati. «Infatti, “non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo” (Discorso alla Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione del mondo, 28 maggio 2026)», come detto dallo stesso Santo Padre giusto pochi mesi fa.
L’intercessione «di Maria, Madre del Bell’Amore, e di Santa Faustina Kowalska, “Apostola della Divina Misericordia”, di cui abbiamo fatto di recente memoria» liturgica, viene utile a tutti i fedeli cattolici, «affinché nel cammino quotidiano confidiate sempre in Dio, Signore della storia».