In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». (Lc 11,5-13)
Il Vangelo odierno appartiene alla catechesi di Nostro Signore sulla preghiera raccolta dal terzo evangelista. Essa sembrerebbe smentita dalla lunga lista di preghiere non esaudite, nonostante abbiamo chiesto, bussato, cercato. Eppure, scorrendo con attenzione le parole del Signore, ci rendiamo conto che l’onnipotenza della preghiera è relativa al dono dello Spirito Santo che viene elargito quando l’anima si eleva nell’orazione. Un autore orientale, appartenente all’eroica Chiesa egiziana, Mattia al Meskin, scrive così: « Se solo sapessi che è lo Spirito Santo quello che infonde l’amore nel cuore, che insegna l’umiltà, che fa dono della pace nel cuore, che rinsalda la tua fede in Dio e la tua speranza nella vita eterna, che illumina il tuo sguardo affinché tu possa discernere la verità e la volontà di Dio, che infiamma il cuore con lo spirito della preghiera, che ti incoraggia a restare vigilante con una forza e uno zelo che sorpassano le possibilità della carne! Allora ti renderesti conto del frutto prezioso che puoi raccogliere nella preghiera. È questo il segreto nascosto dietro l’insistente invito di Gesù a pregare: il valore della preghiera consiste nell’acquisizione dello Spirito Santo, senza il quale l’uomo non vale nulla. La venuta dello Spirito Santo non è accompagnata da alcuna sensazione materiale. Egli non trova riposo in mezzo a grida o nel disordine, e neppure in un cuore duro, ingiusto, pieno di rancore, di collera o di sufficienza. Ugualmente, non trova riposo nell’uomo mondano, cioè attaccato alle cose di questo mondo, attirato dalla bellezza effimera o ambiziosa della gloria di questo mondo. Lo Spirito Santo ama e incoraggia la preghiera del povero che è riconoscente verso Dio, così come quella del ricco amico dei poveri: egli è il Consolatore degli inferiori oppressi e dei superiori misericordiosi, la Luce degli afflitti e la Vita di coloro che si prodigano a servizio del Vangelo e per amore dei piccoli e degli umili. Perciò, se davvero desideri pregare, devi imparare innanzitutto a renderti gradito allo Spirito Santo, evitando tutto ciò che può contrariarne la dolcezza, la santità e la carità. Altrimenti, la tua preghiera sarebbe privata dell’unica potenza in grado di elevarla e di presentarla a Dio».