Sabato, 26 aprile 2026

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. (Mc 16,15-20)


Il 25 aprile la Chiesa ricorda San Marco, uno dei quattro evangelisti, simboleggiato nell’iconografia dall’immagine del leone, l’animale che abitava il deserto di Giuda ove ha inizio la sua narrazione, la più breve dei quattro vangeli. Probabilmente è il ragazzo che assistette defilato alla scena dell’arresto di Nostro Signore e che, inseguito dalle guardie, scappò, perdendo il lenzuolo con il quale si era ricoperto per recarsi nel Giardino del Getsemani. Giovanni, detto Marco, abitava con la sua famiglia nella casa dove San Pietro, miracolosamente liberato dal carcere, si recò per trovarvi rifugio e ne divenne così collaboratore. Si staccò anche da Barnaba e Paolo, come raccontano gli Atti degli Apostoli, proprio per accompagnare Pietro a Roma e, come la Tradizione ci attesta, mise per iscritto in lingua greca la predicazione del Principe degli Apostoli nella capitale dell’Impero: così è nato il secondo vangelo, verosimilmente il primo in ordine cronologico. In un certo senso, non sbaglieremmo se definissimo il secondo Vangelo “vangelo di Pietro”. La narrazione, infatti, è così vivida che lascia intravedere il racconto di un testimone diretto di quanto viene esposto. Marco è stato il fondatore di una Chiesa destinata a giocare un ruolo importantissimo nel Cristianesimo antico e oggi orgogliosamente fiera della sua identità: la chiesa egiziana, quella dei “Copti”. Il Vangelo odierno è la conclusione della sua narrazione con il mandato missionario affidato dal Signore ai credenti perché ognuno sia non solo evangelizzato ma anche evangelizzatore. Alla Parola che si annuncia si accompagnano i “segni”, non solo quelli straordinari che sono fioriti soprattutto nei primi secoli della storia della Chiesa, ma anche più quotidiani, costituiti dalla testimonianza di una vita buona che possa contagiare chi ci sta vicino, risvegliando il desiderio di Dio o rafforzando una fede sempre tentata dalla mentalità decadente, edonistica e terribilmente disperata e angosciata in una società devastata dalla rivoluzione.

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