In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”. (Mt 13,18-23)
Nei Vangeli sinottici sono contenute almeno trentacinque parabole, alcune delle quali sono veri capolavori di poesia e di fede, che poi rimangono scolpite nel cuore. Che cos’è una parabola? È un racconto che sviluppa un paragone, utilizzando immagini e situazioni familiari agli ascoltatori di Gesù, ma facili da comprendere anche oggi. Il segreto del fascino di una parabola è l’uso di quel linguaggio, tipico dei racconti, che gli studiosi definiscono “performativo”: il lettore o l’ascoltatore sono coinvolti nella narrazione e provocati a prendere una decisione che possa cambiare la propria vita. Ed ecco la parabola del seminatore. Gesù stesso fornisce la spiegazione della parabola del seminatore: il seme è la sua Parola, strada, pietre, spine e terreno buono sono il simbolo del cuore. A noi Gesù chiede di essere il “terreno buono” e di non lasciarci tentare da satana, sopraffare dalle tribolazioni, distrarre da interessi che ci allontanino da Lui. Si potrebbe perciò definire questo racconto “la parabola del terreno buono”, del cuore docile e puro che accoglie con fede ed amore la Parola di Gesù, si lascia trasformare da essa, la testimonia e la comunica con gioia agli altri. La sua Parola è un seme e dunque possiede una forza vitale. Essa è contenuta nella Scrittura, che con tanta devozione riceviamo come cibo nutriente quotidianamente. Lasciamo che i santi ci parlino della Scrittura, essi che l’hanno gustata, assimilata, vissuta! Giovanni Crisostomo, coraggioso vescovo alla fine del IV secolo, esclamava: “La conoscenza della Scrittura rinfranca lo spirito, purifica la coscienza, libera dalle passioni che asservono, semina la virtù, stimola pensieri di cielo, impedisce di essere sommersi dalle vicissitudini inattese degli eventi, ci innalza al di sopra delle frecce del diavolo, ci trasporta nel cielo”. A volte sembra che la Parola di Dio rimanga chiusa alla comprensione della nostra intelligenza. Eppure, noi sappiamo che la nostra fede e il nostro amore ci permettono di appropriarci della forza che da questa Parola sprigiona e di essere rinnovati. Sì, la comprensione della Bibbia è questione di cuore e non solo e principalmente di intelligenza. Nel Racconto di un pellegrino russo leggiamo: “Nelle parole stesse del Vangelo c’è una potenza vivificante, perché in esso sta scritto ciò che Dio stesso ha pronunciato. Non importa se non capisci tutto: basta che tu legga con attenzione. Se tu non capisci la Parola di Dio, i demoni tuttavia capiscono quello che tu leggi e tremano”.