In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre”. (Gv 16,23-28)
Anche se una macchina è costosa, c’è chi se la compera ugualmente. Se domandiamo il perché di questo acquisto, risponderà che è un piacere guidarla. Anche il nuotatore sente il piacere di fendere l’acqua con ampie bracciate e raggiungere la riva con un corpo allenato che gli risponde. E’ un piacere dominare la piccola porzione di natura che abbiamo a disposizione. Anche i Padri della così detta scuola di Antiochia spiegavano la “gioia piena” usando il paragone con l’uomo che si sente padrone della natura creata. L’uomo però esercita il proprio potere sulla natura attraverso il lavoro e la fatica, Dio invece con la parola. Il Vangelo di oggi ci pone innanzi la questione della “gioia piena” nonostante che la croce sia la via maestra della salvezza: qual è il grande scopo per cui stiamo vivendo la nostra vita e che la rende sopportabile? Il dono della fede è il dono di aver scoperto uno scopo, una gioia grande, che rende possibile affrontare anche l’impossibile che certe volte la vita ci pone davanti. Non è una questione di ragionamenti, è una questione concreta esattamente come concreto è un bambino per la propria madre che lo mette al mondo. Capire il senso della vita vuol dire comprendere il significato della croce. Chi fugge la sofferenza dissipa la vita. Chi la abbraccia, si realizza e scopre la sorgente nascosta della gioia. L’uomo senza croci è il più povero di tutti gli uomini. Il cristiano che ringrazia per la croce è entrato nel cuore della fede. O la fede è un fatto che ci fa reggere l’onda d’urto, oppure se si limita a essere un bel discorso è destinato ad essere cancellato da qualche pagina di cronaca nera della nostra vita. Infatti si parla di miracolo quando Gesù, con la parola guarisce i malati e risuscita i morti. Ma Gesù ci esorta a pregare nel suo nome affinché anche noi possiamo trasformare la realtà con le parole e, prendendo parte alla sua potenza miracolosa, la nostra gioia sia piena. Nella vita dei santi accade spesso che le loro realizzazioni materiali venissero eseguite mediante un consiglio dato da misteriose e sante intuizioni, certamente legate al “dono del consiglio”, da cui sono venute realizzazioni impensabili. Basti pensare in che luogo povero del Gargano, Padre Pio ha edificato, partendo dal nulla, un meraviglioso ospedale, lì dove occorreva dare sollievo alla sofferenza di un popolo che mancava di assistenza.