Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10,1-9).
Solo l’evangelista Luca presenta, oltre alla missione dei Dodici (Lc,9,1-8), anche quella di altri Settantadue discepoli sopra riportata, secondo la prospettiva universale che lo caratterizza e la relativa antica credenza numerica presente anche d’Israele. A riguardo, oltre le discussioni delle ipotesi esegetiche, è certamente possibile ed utile notare le peculiarità del terzo dei Sinottici. Innanzitutto apprendiamo che il motivo del loro invio è dato dalla penuria degli operai necessari per la raccolta della messe nei villaggi e luoghi ove Gesù intende recarsi (v. 2). Alla loro carenza si deve ovviare con la preghiera al padrone della messe perché da lui solo ci si può aspettare il dono di persone facenti al caso. Questi operai infatti devono essere specializzati secondo le esplicite consegne date loro da Gesù stesso. I selezionati per la raccolta della messe hanno innanzitutto la consapevolezza di dover essere miti, ossia mansueti e inermi come agnelli in mezzo a lupi, forti della mitezza (cfr. v. 3; Mt 11,29) che consente di ereditare la terra (cfr. Mt 5,5; Gn 13,15; Sal 37,11) non con la falsa forza della violenza, ma con la testimonianza della verità e della bontà, sull’esempio di Gesù durante la sua passione (cfr. Gv 19,23.37) Oltre al retto uso di questa prima efficacissima arma contro i lupi, i missionari del Vangelo di Gesù Cristo mettono in campo altre armi non meno potenti. Le loro credenziali sono la povertà e la sobrietà per essere sempre liberi dal rapporto disordinato nella relazione con le cose e le persone (vv. 4.7s). Forti di questo stile di vita portano, in ciascuna casa che li ospita, l’annuncio concreto e prezioso, da non disperdere, della pace (vv. 5-6; cfr Mt 10,11; Gv 14,27). Ora l’annuncio degli evangelizzatori produce i suoi frutti nel servizio della carità, visibile specialmente nell’impegno di curare i malati che possono sentire la consolazione di entrare nel regno di Dio divenuto vicino (v. 8). A noi, sempre impegnati con gioia nel servizio per l’instaurazione del regno di Cristo, torna provvidenzialmente utile ri-ascoltare e ri-accogliere le consegne strategiche del Vangelo per la nuova evangelizzazione. Da esse apprendiamo, ancora una volta, che la raccolta della messe non è una arbitraria soddisfacente, gratificante e piacevole esperienza intimistica all’insegna di un caotico relativismo di adolescenti in crisi, quand’anche insigniti da investiture considerate indebitamente, secondo parametri mondani, più o meno pacifisti e/o bellicosi.
Ben per questo il Concilio Vaticano II si è rivolto a tutti i credenti in Cristo, specialmente ai laici, scongiurandoli nel Signore “a rispondere volentieri, con generosità e con slancio alla voce di Cristo, che in quest’ora li invita con maggiore insistenza, e all’impulso dello Spirito Santo. In modo speciale sentano questo appello come rivolto a sé stessi i più giovani e l’accolgano con gioia e magnanimità. È il Signore stesso infatti che ancora una volta per mezzo di questo santo Sinodo invita tutti i laici ad unirsi sempre più intimamente a lui e, sentendo come proprio tutto ciò che è di lui (cfr. Fil 2,5), si associno alla sua missione salvifica. È ancora lui che li manda in ogni città e in ogni luogo dove egli sta per venire (cfr. Lc 10,1), affinché gli si offrano come cooperatori nelle varie forme e modi dell’unico apostolato della Chiesa, che deve continuamente adattarsi alle nuove necessità dei tempi, lavorando sempre generosamente nell’opera del Signore, sapendo bene che faticando nel Signore non faticano invano (cfr. 1 Cor 15,58)”.