Mercoledì 16 settembre 2026. Esiste una falsa contrapposizione tra “individuo” e “società”, falsa perché la persona non è un semplice ingranaggio, ma non può neppure ignorare le esigenze degli altri uomini. La Gaudium et spes tiene assieme i diversi aspetti e condanna con forza tutto ciò che lede l’uomo, la sua vita e la sua dignità
di Michele Brambilla
Il 16 settembre Leone XIV dedica l’udienza al secondo capitolo della Gaudium et spes, che ha al centro il «moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini» (n.23) in un contesto storico, quello del Concilio Vaticano II, che aveva già “accorciato le distanze” con il treno, l’aereo, e la stessa automobile. Internet era ancora di là da venire, i telefoni non erano ancora mobile, ma si parlava già di “villaggio globale”.
In mezzo a quel turbinio di novità, i vescovi riuniti a concilio ci tennero a rimarcare che gli uomini dovevano riuscire a garantire «un reciproco rispetto della loro piena dignità spirituale». «Fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è, a tale riguardo, il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire» al mondo di oggi, dice anche Papa Prevost. Per dare attuazione a questo proposito «il Concilio invita ad attingere criteri e forza dal progetto creatore di Dio, il quale ha voluto che “tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli”; per questo “l’amore di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento”, che in Cristo ha avuto la sua piena rivelazione e la sua compiuta attuazione (cfr GS, 24)».
Come ripete il Pontefice, «il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della società vanno considerati tra loro come strettamente interdipendenti», mentre ancora nella seconda metà del Novecento si contrapponevano due errori speculari: l’individuo senza la società; la società senza l’individuo. Nel primo caso non è difficile riconoscere l’individualismo radicale, frutto di una rivoluzione antropologica che sarebbe culminata nel Sessantotto; nel secondo è chiaramente condannato il marxismo assieme a tutti i sistemi similari, che asserviscono la persona agli ingranaggi di uno Stato palingenetico. La contrapposizione forzata e forzosa tra i diritti della persona umana e la società, sia in un senso strettamente egocentrico che nei sistemi che ne annullano completamente l’individualità, «è un frutto del potere del peccato e di come esso condiziona le mentalità e le azioni, a tutti i livelli, causando distruzione e morte». Per il Concilio Vaticano II non c’è dubbio che la persona umana «“deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali” (GS, 25)».
La nozione cardine è quella di «“bene comune”, ricordando che esso consiste nell’“insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente” (GS, 26). Nello stesso tempo», poche righe più sotto, la Gaudium et spes «afferma che “ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell’intera famiglia umana”».
Si contrappone a questo bene comune «tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili», elenca la costituzione conciliare. Sembra un testo preveggente, pensando al dibattito a noi contemporaneo, ma bisogna calcolare che molti di quei crimini erano già stati commessi nel Primo Novecento, nell’Ottocento e in molte altre epoche della storia. Pensando specificamente al mondo delle ideologie, il Concilio Vaticano II dovette ribadire, inoltre, «il rispetto e l’amore anche per gli avversari o per quanti hanno modi di pensare e di agire diversi dai propri (cfr GS, 28)»: nel 1965 i lager nazionalsocialisti erano stati chiusi da vent’anni, ma i gulag sovietici continuavano a massacrare “nemici del popolo”.
In Gaudium et spes leggiamo che «ogni genere di discriminazione circa i diritti fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale, in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio» (GS, 29): sono temi che il Concilio Vaticano II ha trattato anche in Dignitatis humanae e Nostra aetate. In contemporanea all’udienza papale, il Dicastero per la dottrina e la fede pubblica un’importante nota dottrinale in proposito.
Lo stesso Leone XIV sottolinea che la visione dell’umanità «come “comunità di persone” è una consegna preziosa che il Concilio Vaticano II ci ha lasciato. Essa aiuta tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi, in base ai criteri della dignità della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune. Perché il futuro dell’umanità dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo più umano (cfr GS, 30)».