Porte spalancate

Domenica 24 maggio 2026. Lo Spirito Santo apre le porte del nostro cuore a Dio e all’umanità

di Michele Brambilla

Nel Regina Coeli della solennità di Pentecoste (domenica 24 maggio) Papa Leone XIV si sofferma «su un’immagine dello Spirito che ci viene consegnata dalla liturgia di oggi: lo Spirito apre le porte. Il Vangelo infatti ci dice che “erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei” (Gv 20,19) e, al tempo stesso, il Libro degli Atti degli Apostoli ci racconta che lo Spirito arrivò come un vento impetuoso (cfr At 2,2), che aprì quelle porte, spinse i discepoli ad uscire e ad annunciare la Buona Notizia di Cristo risorto».

Possiamo quindi chiederci quali siano le porte che apre lo Spirito. «La prima porta è quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo»: il Papa sottolinea che tramite il dono dello Spirito Santo «Dio ci dona la vera fede, ci fa comprendere il senso delle Scritture, si fa conoscere come vicino e ci permette di partecipare alla sua stessa vita. Lo Spirito Santo ci aiuta», infatti, «a fare un’esperienza personale di Dio, a incontrarlo in Gesù e non solo nell’osservanza di una legge, a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana».

Altre porte aperte dallo Spirito sono quelle del cenacolo, “guscio” e immagine della Chiesa nascente. «Senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano», cosa che invece è vitale, dato che l’annuncio evangelico deve raggiungere la concretezza della persona dell’interlocutore. Citando anche il suo immediato predecessore (Francesco, Omelia nella Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4 ottobre 2023), il Papa aggiunge che «lo Spirito apre le porte della Chiesa perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere», in modo che ritrovi tutti questi doni, smarriti nel peccato. 

«Infine, lo Spirito Santo apre le porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi», vincendo le tendenze contrarie. Infatti, «dove c’è lo Spirito del Signore nasce la fraternità tra le persone, i gruppi, i popoli della Terra, e tutti parlano l’unica lingua dell’amore, che unisce e armonizza le diversità» senza calpestarle, creando il magnifico giardino fiorito dei diversi carismi ecclesiali. Mai come oggi bisogna pregare lo Spirito perché «abbiamo bisogno di riscoprire Dio come Padre che ci ama, di edificare una Chiesa dove tutti si sentano a casa e di far crescere un mondo fraterno, in cui regni la pace fra tutti i popoli». Un’unità del genere umano che è sempre da perseguire nella Verità, come ricordato dallo stesso Papa giusto nell’omelia della mattina in S. Pietro. 

Quanto alle porte interiori ed esteriori ancora chiuse al soffio dello Spirito, non si possono dimenticare, nella «Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina», gli impedimenti che il regime comunista oppone ancora alla piena comunione dei cattolici locali con Roma. «Uniamo», quindi, «la nostra preghiera a quella dei cattolici cinesi, come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro. L’intercessione della Regina del Cielo ottenga alla comunità credente in Cina la grazia dell’unità e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace», dice il Papa porgendo anche il suo cordoglio per le oltre 90 vittime della miniera nello Shanxi. 

«A Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani», titolo mariano del quale il 24 maggio ricorre la memoria liturgica, «affidiamo anche le comunità cristiane della Terra Santa, del Libano e di tutto il Medio Oriente, che soffrono a causa della guerra». 

Comments are closed.