E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: “Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti”. Ma egli rispose loro: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,19-21).
Con queste sue parole Gesù non nega i vincoli della parentela naturale, né tanto meno intende umiliare sua madre. Infatti sappiamo che Maria, la madre sua, è benedetta fra le donne, benedetto è il frutto del suo grembo, è lei stessa beata perché crede nell’adempimento delle parole del Signore (cfr. Lc 1,42.45) e medita gli eventi provvidenziali della sua famiglia conservandoli nel suo cuore (Lc 2,51b). Maria stessa ci associa alla sua beatitudine che le viene donata dal Signore e riconosciuta dalle varie generazioni lungo la storia perché è l’umile sua serva. Il suo Figlio dunque non intende neanche minimamente offuscare l’umile e sublime grandezza della Madre sua che canta e gioisce per l’Onnipotenza e la misericordia di Dio. Il Salvatore sembra pertanto spiegare ai suoi interlocutori (cfr. anche Lc 11,28) che la via più idonea e pertinente per avere la gioia del vero rapporto con lui è quella della dell’ascolto e della pratica della Parola di Dio. Egli stesso è la parola di Dio che si è fatto carne per salvarci, ossia elevare la nostra vita corporale naturale alla vita stessa di Dio avviandoci alla comunione d’amore da lui stesso vissuta nell’economia delle relazioni della SS. Trinità.
Perciò noi cristiani non cessiamo mai di leggere e meditare, alla scuola della Chiesa come fanno i santi, i libri della Sacra Scrittura, Antico e Nuovo Testamento. Non si tratta però di una lettura semplicemente letterale e parziale o peggio interessata a provare le nostre opinioni arbitrarie o anche più o meno verosimili, secondo prospettive soggettiviste e naturalistiche, improntate al libero esame sempre variamente in agguato. Per mettere in pratica la Parola, non meglio indicata, urge soprattutto ascoltarla nella sacra Celebrazione dei divini misteri secondo il ritmo quotidiano della riforma liturgica avviata dal Secondo Concilio Ecumenico della Chiesa Cattolica e interpretarla con i criteri ermeneutici del suo Magistero, solenne e pastorale anche quotidiano, del Papa e dei Vescovi che, uniti con lui, custodiscono la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli in Gesù Cristo, morto e risuscitato, il Signore, il Vivente.
Torna sempre certamente utile lo studio della Costituzione conciliare Dei Verbum e dell’Esortazione apostolica Verbum Domini. In aggiunta prediamo atto che è anche utilissima e di sicura efficacia la meditazione e la contemplazione della Parola del Signore come viene praticata nel clima spirituale e devoto del contesto degli Esercizi Spirituali ignaziani proprio volti alla ricerca e alla pratica effettiva della volontà Dio e in questo modo salvare la propria anima.
Così, gli stessi vincoli di parentela naturale, lungi dall’essere soppressi, vengono sublimati nella parentela spirituale dei figli di Dio giungendo, grazie alla Chiesa, alla perfezione della gioia speciale della comunione e beatitudine senza fine. Ora comprendiamo, come spiega Benedetto XVI, che Gesù in realtà mostra, con le sue parole sopra riportate, “la vera grandezza di Maria, aprendo così anche a ciascuno di noi la possibilità di quella beatitudine che nasce dalla Parola accolta e messa in pratica. Per questo, a tutti i cristiani ricordo che il nostro personale e comunitario rapporto con Dio dipende dall’incremento della nostra familiarità con la divina Parola. Infine, mi rivolgo a tutti gli uomini, anche a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa, che hanno lasciato la fede o non hanno mai ascoltato l’annuncio di salvezza. A ciascuno il Signore dice: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Ogni nostra giornata sia dunque plasmata dall’incontro rinnovato con Cristo, Verbo del Padre fatto carne: Egli sta all’inizio e alla fine e «tutte le cose sussistono in lui» (Col 1,17). Facciamo silenzio per ascoltare la Parola del Signore e per meditarla, affinché essa, mediante l’azione efficace dello Spirito Santo, continui a dimorare, a vivere e a parlare a noi lungo tutti i giorni della nostra vita. In tal modo la Chiesa sempre si rinnova e ringiovanisce grazie alla Parola del Signore che rimane in eterno (cfr 1 Pt 1,25; Is 40,8). Così anche noi potremo entrare nel grande dialogo nuziale con cui si chiude la sacra Scrittura: «Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!” … Colui che attesta queste cose dice: “Sì, vengo presto!”. Amen. Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,17.20)”.