Lunedì, 7 settembre 2026

Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati e mettiti qui in mezzo!”. Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: “Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?”.  E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: “Tendi la tua mano!”. Egli lo fece e la sua mano fu guarita. essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.  (Lc 6,6-11)


Nel leggere il brano evangelico odierno concentriamo la nostra attenzione sulla conclusione: scribi e farisei si lasciano travolgere dalla collera. L’ira è uno dei sette vizi capitali. È così comune che essa scoppi nell’anima e, successivamente, nei comportamenti che già i saggi pagani avevano riflettuto a lungo su questo argomento. Seneca, per esempio, scrisse un trattato intitolato “De ira”. Anche i Padri della Chiesa, fini osservatori psicologici, esortavano frequentemente i fedeli a combattere questa inclinazione. Una delle “operette morali” di Basilio Magno è dedicata proprio a descrivere teatralmente le conseguenze nefaste dell’ira. Da che cosa sorge? Essa nasce da un’ingiustizia, reale o presunta, subita, dal rimuginare ossessivamente un ricordo sgradito, dal desiderio di imporre la propria volontà a chi è recalcitrante ad accettarla. Insomma, la frustrazione cova come un vulcano attivo pronto sempre a esplodere. Nessuno n’è escluso. Un grande maestro di vita spirituale del IV secolo, Evagrio Pontico, suggerì un mezzo molto pratico per combattere l’ira. Quando la sentiamo salire dentro come un fuoco che tutto può travolgere distruttivamente, bisogna contrapporle dei versetti della Sacra Scrittura da ripetere mentalmente fino a quando questa medicina avrà spento l’infezione. Ecco alcuni esempi: contro il desiderio di vendetta e i torti subiti, per ripulire la mente dal fango del risentimento: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sl 51,12); quando l’ira nasce dalla paura o dal sentirsi attaccati: «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?» (Sl 27,1); per frenare l’impulso di rispondere a un’offesa con un’altra offesa: «Non rendere a nessuno male per male» (Rm 12,17); per ricordare a se stessi che il perdono ricevuto da Dio è legato a quello che offriamo agli altri: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori»; per smascherare la falsa “rabbia giusta” che in realtà nasconde solo orgoglio: «L’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio» (Gc 1,20). Questo metodo è pressocché infallibile.

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