In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». (Lc 10,25-37)
Nel Vangelo ci sono tre “autobiografie” di Nostro Signore Gesù Cristo: le Beatitudini, la parabola giovannea del Buon Pastore e il racconto del Buon Samaritano. I Padri della Chiesa sono concordi, attraverso la lettura allegorica a loro molto cara, che l’esatta interpretazione della parabola sia quella cristologica. Ecco, per esempio, che cosa scriveva Origene nelle sue Omelie sul Vangelo di Luca, tradotte da Gerolamo nel IV secolo: «l’uomo che scendeva è Adamo, Gerusalemme il Paradiso, Gerico il mondo, i briganti le potenze avversarie, il sacerdote la legge, il Levita i profeti, il Samaritano Cristo, le ferite la disobbedienza, l’animale il corpo del Signore, l’albergo, cioè la locanda che accoglie tutti coloro che vi vogliano entrare, deve essere intesa come la chiesa; inoltre i due denari vanno intesi come il Padre e il Figlio, l’albergatore il capo della chiesa a cui è affidata l’economia della salvezza. La promessa del Samaritano del suo ritorno simbolizza la seconda venuta del Salvatore». Questa lettura non lascia insensibile Origene che contempla il dramma dell’uomo, ferito a causa dei peccati: «E pur tuttavia non incappò nei ladri, ma in briganti di gran lunga più malvagi dei ladri, che denudarono e batterono fino a ferirlo colui che stava scendendo da Gerusalemme, dopo che questi cadde nelle loro mani. Quali sono le piaghe, quali le ferite con cui è stato colpito quest’uomo? I vizi e i peccati». La liturgia ha recepito questa lettura cristologica e l’ha trasformata in preghiera di lode nel Prefazio comune VIII con cui oggi è salutare pregare Cristo, Buon Samaritano della nostra vita: «Nella sua vita mortale, egli passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancor oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. Per questo dono della tua grazia, anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del tuo Figlio crocifisso e risorto».