In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». (Gv 12,24-26)
Nella festa del diacono Lorenzo, esempio di pietà e carità, spagnolo di origine, ma ministro della Chiesa di Roma, che lo ha onorato con una delle basiliche patriarcali a lui intitolata, subì il martirio nel 257 all’epoca della persecuzione di Valeriano, il Santo Vangelo ci propone un’interpretazione evangelica della vita e della morte. La morte peggiore non è quella fisica, conseguenza del peccato originale, ma è il peccato, figlio dell’amore di se stessi, dell’orgoglio, della superbia e dell’egoismo. La vita non è tanto l’esistenza biologica, ma la grazia che fiorisce in un’anima che sceglie la via dell’umiltà, della penitenza, della liberalità per seguire autenticamente Nostro Signore Gesù Cristo. Da questa macerazione, a volte dolorosa, della propria volontà e delle proprie passioni cattive, simboleggiata nella rottura del seme gettato sotto terra, nascono silenziosamente frutti di santità che dispongono l’anima alla beatitudine della vita eterna. Il testo del Vangelo, inoltre, disegna un ritratto del discepolo di Cristo, ossia di quella figura nella quale desideriamo identificarci, in quanto battezzati e militanti. Il discepolo “segue” moralmente il Maestro, imitandone lo stile di vita. Di ogni credente si possa dire: alter Christus! Vive in unione con Lui e con il Signore sta sulla Croce, quando la vita chiede la sofferenza fisica e morale, e con Lui risorge nella vita di Grazia sulla terra e nella Gloria in Cielo. Lo serve, nell’azione generosa e gratuita per l’edificazione della Regalità sociale di Cristo, per una scelta libera, maturata “ignazianamente”, nella decisione di militare sotto lo stendardo di Nostro Signore. Tutto questo può richiedere una sorta di “martirio bianco”: sono le sfide del mondo attuale, corrotto dalla Rivoluzione. Il premio riservato a chi è fedele è straordinariamente allettante: il Padre lo onorerà. Comprendiamo ancora meglio l’adagio della teologia spirituale: servire Christo, regnare est!