Mercoledì 30 settembre 2026. Un viaggio apostolico nel segno della rinascita interiore, insperata, di molti europei, così come è accaduto alla cattedrale di Parigi
di Michele Brambilla
Nel caso non si fosse compreso il significato del recente viaggio apostolico in Francia, ci pensa l’udienza del 30 settembre a sottolinearlo e a riproporlo. Papa Leone XIV raduna «i pensieri e le impressioni – ancora vivissime – di questa Visita pastorale intorno a un unico grande simbolo: la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi», che non solo lo ha colpito per «una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera», ma anche per la sua stessa vicenda storica, dato che è prodigiosamente risorta dalle ceneri del furioso incendio del 2019.
«Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita», evidenzia il Pontefice. «La Cattedrale di Parigi, che solo sette anni fa sembrava ferita a morte da un enorme incendio, è adesso ricostruita e più splendente che mai. Quel disastro ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni più visibili e pratici, altri più nascosti, di ordine spirituale», di cui il Papa ha raccolto molti frutti. Certamente «il suo restauro è stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e società civile», permettendo di verificare empiricamente che «la sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche», come autorevolmente consigliato dallo stesso Leone XIV ai “potenti” incontrati a Parigi e a Metz, ma il significato della ricostruzione di Notre-Dame è molto più profondo: essa «è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio», che in un contesto molto difficile come quello della Francia contemporanea sta, da qualche tempo, coraggiosamente riemergendo dall’oblio culturale e politico dove lo aveva confinato il laicismo imperante.
E’ il Papa stesso a mettere in parallelo i Vesperi a Notre-Dame e la veglia coi giovani di poche ore dopo, allo Stade de France. Sono «due luoghi completamente diversi, eppure due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente», dato che «a Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”», perpetuatori di una storia di santità che il Pontefice ha più volte richiamato nei discorsi del viaggio. Tanti di quei giovani rappresentano «un segno di rinascita che dura da alcuni anni, cioè il notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo. Su questa bella “sorpresa” di Dio è in corso a Parigi un’Assemblea sinodale provinciale, nella quale sono potuto intervenire, incoraggiando il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunità a cui appartengono».
I numeri delle persone che si sono accostate alla Comunione e, in molti casi, anche alla Confessione durante la Messa di Place de la Concorde fanno esclamare al Papa: «Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria». Si tratta di una rinascita che non può tralasciare l’aspetto sociale: infatti «era naturale e doveroso che, dopo Parigi, io mi recassi pellegrino a Lourdes, a venerare la Madre della Chiesa», Maria, proprio lì dove «comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito, un messaggio di speranza e di rinascita», ovvero che «ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di più grave fragilità, conserva la propria inviolabile dignità e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza», che non si possono mai piegare a progetti di morte.
Nel viaggio in Francia è quindi risuonato un forte appello alla missione e ad una sana, coraggiosa combattività nell’agone pubblico per valori che rimangono fondanti di ogni società realmente sana e che l’Europa ha desunto anzitutto dalla sua stessa tradizione culturale. Il pensiero si sposta, allora, sulla terza tappa del viaggio, quella di Metz, che riflettendo sull’opera di Robert Schumann (1886-1963) permette di affermare che «ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane», sulle cui fondamenta «il progetto-Europa può rinnovarsi, in un mondo molto più globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza». Un dialogo che non comporta, pertanto, la cancellazione delle nostre radici culturali e religiose, come si è spesso fatto in questi decenni, ma casomai la loro riproposizione integrale atque socialem. Soltanto così gli europei potranno partecipare a pieno titolo e con sicurezza al grande concerto dei popoli. Non a caso «il tema della mia Visita pastorale in Francia è stato “Pour que le monde ait la vie”, “Perché il mondo abbia la vita” (cfr Gv 6,51). Sono parole di Gesù, che riassumono tutta la sua missione di salvezza e che, durante il Viaggio, esprimevano in pienezza il senso evangelico di ogni incontro».
La fatica della semina potrebbe costare la vita, come nel caso dei sacerdoti «Ubaldo Marchioni, diocesano, Elia Comini, salesiano e Martino Capelli dehoniano, uccisi nel 1944» dalle truppe tedesche sulle colline bolognesi nelle tragiche circostanze dell’eccidio nazionalsocialista di Monte Sole, ma anche il loro sacrificio «mostra ai cristiani di oggi il coraggio di farsi prossimi ai fratelli specialmente nel momento della prova».