Domenica 14 giugno 2026. La vicinanza del Signore non è sola mera solidarietà, ma volontà redentiva
di Michele Brambilla
Per Papa Leone XIV, che introduce con queste parole l’Angelus del 16 giugno, «il Vangelo di oggi (Mt 9,36 – 10,8) ci porta un grande regalo, perché coinvolge tutti coloro che lo ascoltano nello sguardo di Gesù», che, «vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite» (Mt 9,36).
«Fattosi nostro fratello, il Figlio di Dio guarda la gente, guarda l’umanità: vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza. Vede le ferite delle guerre e il vuoto del consumismo. Vede volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali», elenca il Papa pensando ai molti peccati sociali dell’ora presente. Il Signore, però, non rimane inerte: «Gesù vede e ama. Ama e soffre per noi, con noi: la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volontà di redenzione», tanto che è proprio per redimerci che ha affrontato la morte di croce.
Gli uomini sono spesso paragonabili a pecore senza pastore, che cadono nei dirupi o in preda ai lupi. «Cristo si dedica a tutte come buon pastore e, come signore della messe, manda operai nel campo del mondo» perché radunino le pecore in nome del Signore e conducano a maturazione i frutti suscitati dallo Spirito Santo, il che significa «dare il conforto di Dio a chi soffre: portare carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia».
I Vangeli ci hanno tramandato i nomi dei primi Dodici operai mandati nella messe del Signore. «Tra loro», osserva il Santo Padre, «c’è Simone detto Pietro, il primo, e anche Giuda Iscariota, l’ultimo, per ricordarci che si può seguire Gesù e tradirlo, ma il Vangelo rimane per tutti parola viva e vera. La Buona Notizia che attraversa i secoli è identica, sempre giovane, fresca e liberante: “Il Regno dei cieli è vicino” (Mt 10,7)», perché «in Gesù Cristo Dio si fa prossimo ad ogni uomo e ogni donna, ad ogni popolo e nazione. Quando questo Vangelo viene annunciato e praticato, il male crolla come una malattia che finisce (cfr Mt 10,8), come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto», perché la sua malizia occulta viene squadernata davanti agli uomini, che si rendono conto di dove stia il loro Bene.
La Chiesa esiste per portare questo annuncio e trasformarlo in fermento di grazia per tutta l’umanità. La Redenzione operata da Cristo «dà vita a un popolo nuovo, la Chiesa, chiamato a continuare la missione degli apostoli: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Sì, il dono di Gesù è del tutto gratis, perché il suo valore eccede ogni misura: è impossibile meritarla o “comprarla”», la logica del Vangelo non è un do ut des. Proprio per questo c’è urgente bisogno di nuovi operai, che rendano tangibile questa logica oltre-ogni-logica.
Il Papa ha riscontrato molta sete di Dio nel suo recente viaggio apostolico, ricevendo un’ottima accoglienza e collaborazione anche da parte delle autorità civili. «Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione. Sono grato in modo speciale a Sua Maestà il Re», che ha messo a disposizione del Pontefice persino il suo aereo privato, quindi «que Dios bendiga siempre a España».
Leone XIV menziona, poi, una serie di martiri recentemente beatificati, immagine plastica della luce di Cristo che splende nelle tenebre della storia. In particolare i beati «sacerdoti diocesani Venceslao Drbola e Giovanni Bula, della Moravia; e Giovanni Świerc e otto compagni, sacerdoti salesiani polacchi. Tutti sono stati beatificati come martiri, perché vittime delle persecuzioni di regimi totalitari a motivo della loro fedeltà a Cristo». Nel primo caso gli aguzzini furono i comunisti, nel secondo i nazionalsocialisti. «Ieri, inoltre, nel Mato Grosso, in Brasile, è stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario, anch’egli martire, perché in nome del Vangelo difendeva i più poveri»: fu ferito mortalmente l’11 febbraio 2001 da uomini incappucciati e morì il 22 febbraio.