Domenica 23 agosto 2026. Fondamentale chiedersi chi sia Gesù per ognuno di noi: l’ordine che intendiamo dare alla nostra vita e la Salvezza del nostro prossimo dipendono unicamente da questa domanda
di Michele Brambilla
Sabato 22 agosto, parlando a braccio davanti a migliaia di bambini, ragazzi e famiglie, Papa Leone XIV ha chiesto ai partecipanti al Meeting di Rimini, organizzato come ogni anno dal movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, di applaudire anzitutto Gesù Cristo, vera causa del nostro adunarci come Chiesa. Ed ecco che la liturgia del 23 agosto ci pone davanti ad un quesito singolarmente importante che riguarda proprio il Signore: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Come spiega il Papa nell’Angelus domenicale, «questo è un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci è data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perché siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere già tutto e di fare della fede un’abitudine».
Ogni giorno è necessario chiedersi «chi è Gesù per me e qual è il significato della sua presenza nella mia vita». Nella quotidianità, ma anche durante le ferie, la presenza di Cristo non è affatto una questione indifferente. Gesù, infatti, non è solo «un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti» 2000 anni fa, ma è soprattutto «il Cristo di Dio, Colui che è stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo». Se Cristo è qui, vivo, presente ed operante, cambia tutto, come intuì il servo di Dio mons. Luigi Giussani (1922-2005), il fondatore di Comunione e Liberazione e l’ispiratore del Meeting.
Un Gesù confinato nella sua epoca sarebbe persino “rassicurante”: non ci disturberebbe più di tanto e noi potremmo andare avanti ad auto-distruggerci come ci pare. Cristo, però, non si accontenta di un posto tra i saggi della storia, perché è il Signore e vuole regnare, ha a cuore la salvezza di ogni uomo. Grazie a Lui «impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose, per restare aperti alla relazione autentica con Cristo. A volte sulla fede cristiana ci si accontenta del “sentito dire”, dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate. Questo vale sia per il nostro percorso personale, sia per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto», rimprovera il Pontefice. Non è difficile cogliere nella visita al Meeting e nel notevole discorso ivi pronunciato un salutare rilancio a 360° dell’impegno missionario che deve caratterizzare l’intero associazionismo cattolico.
Dopo la preghiera mariana il Santo Padre cita anzitutto «la Repubblica Democratica del Congo, in particolare per il diffondersi dell’epidemia di Ebola che purtroppo sta provocando molte vittime. Incoraggio una risposta da parte della Comunità internazionale, che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione, per salvare tante vite umane». Sempre in Africa, si compiangono «le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zamboyé», nella Repubblica Centrafricana.
Il 24 agosto sarà «il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie, e per tutte le comunità coinvolte. La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione» dei tanti borghi colpiti dal sisma.