Il Regno è già in mezzo a noi

Domenica 1 novembre 2026. Come dice il Papa, «Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso». Proprio per questo, dobbiamo essere sempre pronti a fare il bene che rientra nelle nostre possibilità concrete

di Michele Brambilla

Il 1° novembre la Chiesa festeggia la solennità di Tutti i Santi, che «ci invita a gustare la gioia di quella innumerevole famiglia di uomini e donne che, seguendo il Signore Gesù, hanno fatto della propria vita un dono a Dio e al prossimo e che, nei differenti percorsi di santificazione, hanno desiderato “l’oceano dell’infinito amore”, secondo una bella espressione di Papa Benedetto XVI (Lett. enc. Spe salvi, 12)», commenta Leone XIV nell’Angelus domenicale.

Parlando proprio dei Santi, «la Liturgia della Parola di questa festa ce li descrive come una “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Ap 7,9). Oggi, infatti, celebriamo tutti i santi: quelli che la Chiesa ha riconosciuto come tali e anche i tantissimi che non lo sono stati ma che Dio conosce». Bonum diffusivum sui, infatti, ed «è proprio vero che è impossibile “contare” la schiera di questi fratelli e sorelle, e non solo numericamente». 

I Santi sono «poveri in spirito, ma ricchi dell’amore di Dio. Hanno volti rigati dalle lacrime, ma consolati nella preghiera. Sono miti di fronte alla violenza e ricompensati dal Padre. Affamati di giustizia e saziati nell’intimo della coscienza. Disponibili al perdono e abbracciati dalla misericordia. Disarmati nel cuore, ma custoditi da Dio. Costruttori di pace, chiamati per nome da Dio. Perseguitati e offesi, ma forti nella fede e nella carità», esemplifica il Pontefice. Persone di questo tipo possono essere in gran parte ignote al “gran mondo”, ma non al Signore, che vede bene ciò che fanno e scruta anche i loro cuori, tanto che una delle cose che creano più meraviglia nel mondo è constatare che «la santità non è un privilegio per pochi, ma è una vocazione universale che interpella ciascuno di noi lì dove viviamo. Questo è il messaggio carico di speranza della festa di oggi: Dio vede il bene che noi non vediamo, conosce storie che noi non conosciamo, raggiunge cuori ai quali noi non abbiamo accesso». 

Cosa fanno, allora, questi santi “ignoti”? «Essenzialmente gesti e scelte d’amore, che superano i calcoli dell’avidità e la prepotenza del male che a volte sembra prevalere»: in questo modo, «i santi e le sante sono il segno più bello e più forte del Regno di Dio che viene, anzi – come insegna Gesù – che è già in mezzo a noi (cfr Lc 17,20-21)» proprio tramite essi. La Grazia divina, quindi, è fondamentale, ma non potrebbe raggiungerci senza persone che la testimonino concretamente, secondo il principio dell’Incarnazione inaugurato dallo stesso Cristo. Ecco perché è necessario pregare «affinché non ci stanchiamo di costruire la pace, sia nelle situazioni più importanti sia in quelle della vita di ogni giorno».

Il Papa cita subito dopo l’esempio di «Pedro da Corpa e quattro Compagni, religiosi dell’Ordine dei Frati Minori, uccisi in odio alla fede nel 1597», beatificati a Savannah, negli Stati Uniti, il 31 ottobre. «Originari della Spagna, risposero con generosità alla chiamata del Signore per evangelizzare le popolazioni dell’America, fino al dono della propria vita. Invochiamo l’intercessione di questi martiri per tutti i missionari del Vangelo» nel mondo di oggi. 

A proposito del bene che si può fare oggi, il Papa si congratula per «l’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella città di Oleshky», in Ucraina, per la quale la Santa Sede si è adoperata assieme a Melania Trump, come sottolineato nei mass media. La collaborazione sperimentata in questa occasione «faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace».

Pace di cui sono un bell’anticipo, sebbene nel solo ambito sportivo, «i Giochi Olimpici Giovanili» che si terranno, fino al 13 novembre, a Dakar. «È il primo evento olimpico organizzato nel Continente africano. Oltre alle gare, questi Giochi comprendono incontri educativi e culturali per promuovere i valori olimpici e la conoscenza tra giovani di tutto il mondo», cosa che appare al Pontefice un considerevole «segno di speranza».

Il Pontefice enumera anche una «Missione con i poveri, promossa dai Frati Minori». Dall’8 al 15 novembre, 150 giovani delle famiglie francescane italiane vivranno a Roma un’esperienza di servizio ed evangelizzazione a contatto con le situazioni di povertà della Città Eterna. «Mi congratulo con i figli di San Francesco che, con questa iniziativa, mettono i poveri al centro, così come faceva il Signore Gesù e come ha fatto San Francesco d’Assisi. E ringrazio le istituzioni civili e le forze dell’ordine che hanno dato piena collaborazione» logistica alla preparazione della missione, afferma il Santo Padre, che menziona anche la tradizionale “Corsa dei Santi”, organizzata dai salesiani e partita da S. Pietro nella mattinata, che ha sempre avuto uno scopo solidale.

«Domani pomeriggio, nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti, celebrerò la Messa nel Cimitero del Verano. In questi giorni sentiamoci uniti nella comunione dei santi all’immensa famiglia dei fratelli e delle sorelle che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio terreno, e preghiamo per i defunti, specialmente per quelli che nessuno ricorda», ma che intercedono ugualmente per noi.  

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