Il carattere indelebilmente cristiano dell’Europa

Mercoledì 17 giugno 2026. La dottrina del carattere, che riguarda la teologia dei Saramenti, può essere applicata anche alle comunità e ai continenti. L’Europa, infatti, non può smettere di essere cristiana: il nostro continente porta il segno indelebile (carattere) del suo battesimo ed esso riemerge tutte le volte che il Vicario di Cristo la scuote dal suo torpore spirituale, come accaduto in Spagna durante il recente viaggio apostolico. Anche le migrazioni e il dialogo interculturale devono servire principalmente a rafforzare l’identità cristiana del nostro continente, dice Leone XIV

di Michele Brambilla

L’udienza del 17 giugno ripercorre il viaggio apostolico in Spagna, evidenziando anzitutto che «questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica», che, nonostante anche da quelle parti siano intervenuti «notevoli mutamenti sociali e culturali», si è stretto attorno al Vicario di Cristo «con entusiasmo e apertura all’ascolto». 

Papa Leone XIV rimarca con forza che «il popolo di Dio mi ha molto confortato con la festosa manifestazione della sua fede e del suo affetto. A mia volta, ho confermato i fedeli e, come Vescovo di Roma, li ho incoraggiati a superare ogni forma di divisione e di contrapposizione coltivando sempre la comunione, il dialogo, l’unità nella diversità». Confermare i fratelli fa parte dei compiti fondamentali del Pontefice romano fin da Lc 22,31-32, dove Gesù si rivolge a san Pietro dicendogli: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli». Un brano importantissimo, in cui si promette a Pietro e ai suoi successori l’indefettibilità dottrinale, nonostante le eventuali debolezze umane del Papa di turno, proprio perché sia in grado di esercitare senza titubanze il suo insostituibile ruolo nella Chiesa. Leone XIV ribadisce che «questo è il servizio proprio del Successore di Pietro, servizio che nei viaggi apostolici trova un’espressione specifica, ogni volta adatta alle situazioni ecclesiali e sociali dei Paesi visitati».

In Spagna «ho potuto notare con gioia quanto la gente, di ogni età e condizione, aspettasse la visita del Papa: dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore. Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione. Naturalmente tale partecipazione esprime anzitutto, come dicevo, la fede del popolo spagnolo; al tempo stesso, ritengo che manifesti il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie “inculturazioni”, può trasmettere nella vita dei popoli».

L’abbazia di Montserrat e la “moderna” basilica della Sagrada Familia attestano, assieme, che «il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile», è una «realtà attuale, non superata. Si tratta di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana». E’ un po’ quello che accade ai singoli battezzati, che non possono rimuovere in alcun modo, neppure con il rinnegamento, il carattere specifico impresso in loro dai Sacramenti. 

In particolare, «ho colto, attraverso i vari incontri, il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanità di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole», frutto del mondo ideologico che ha tentato in tutti i modi di rimuovere il carattere profondamente cattolico dei popoli europei. Le veglie di preghiera a Madrid e Barcellona, ma anche le giornate nelle Canarie, sono state ricche di testimonianze in prima persona di drammi personali che attendono il Medico delle anime per essere risanate. Il Santo Padre richiama il motto del viaggio apostolico, che è un’altra citazione evangelica («“Alzad la mirada”, “Alzate lo sguardo!” (cfr Gv 4,35)»), per chiedere a tutti i cattolici di guardare con fiducia ai loro contemporanei come a spighe di grano che già biondeggiano per la mietitura. E’ un invito all’azione, alla missione, perché per mietere servono mietitori, e riguarda tutti i cattolici. «A me per primo il Signore ripete quelle parole, e con la sua grazia ne ho fatto esperienza anche durante il viaggio. Oggi vorrei condividere con voi questo invito: alziamo lo sguardo! Impariamo da Gesù a guardare il prossimo, la gente, il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione», quella compassione che spingeva Cristo ad accogliere e predicare instancabilmente (Mc 6,34; Mt 9,36). 

Tanti commentatori della tappa nelle Canarie hanno offerto al proprio pubblico la solita interpretazione irenistica e facilona del fenomeno migratorio. Nell’udienza del 17 giugno il Papa torna a parlare della «realtà di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa. Sappiamo che il fenomeno migratorio è complesso e che richiede piani di azione organici e concertati»: bisogna quindi regolamentarlo, in modo che non si trasformi in un ulteriore fattore di devastazione sociale e culturale. In proposito, il Pontefice fornisce un’importante precisazione in merito allo scambio interculturale, che non può essere confuso con il multiculturalismo relativistico: chiarisce, infatti, che «siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo». Gli interlocutori privilegiati del dialogo non sono quindi gli stranieri in quanto tali, ma i cattolici di origine straniera, che condividono con quelli autoctoni il medesimo Spirito Santo. 

Le migrazioni hanno tra i loro motori principali le guerre in corso. Da un lato, il Papa plaude al «raggiungimento di un accordo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, che sarà firmato nella giornata di venerdì, quale incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione. Esprimo gratitudine ai Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le Parti e rendere possibile tale intesa. Auspico che questo accordo possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente, promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli», ma non può non deprecare le notizie di segno opposto che arrivano dall’Ucraina, dove si contano «tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme. Sono vicino a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che, in mezzo alla violenza, continuano a servire la vita con coraggio. Invito tutti a pregare perché questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura».

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