Dono e perdono

Domenica 13 settembre 2026. Esistiamo perché amati senza misura e siamo invitati ad un perdono reciproco senza limiti, perché il rancore porta solo altra distruzione

di Michele Brambilla

«Oggi il Vangelo (cfr Mt 18,21-35) ci parla di un valore fondamentale della vita cristiana: il perdono. Gesù lo ha insegnato e testimoniato fin sulla croce, dove ha pregato il Padre per i suoi persecutori con le parole che tutti conosciamo: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34)», ricorda Papa Leone XIV nell’Angelus del 13 settembre.

«Nel brano odierno, Pietro interroga il Maestro proprio su questo tema: «Signore – gli chiede –, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18,21)»: la risposta di Gesù è «“Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,22), cioè oltre ogni limite, senza misura». 

Parole che sembrano, appunto, smisurate in un contesto abituato alla legge del taglione e fremente sotto una dominazione straniera che, in caso di rivolta, poteva ricorrere a metodi molto feroci di repressione, come avrebbero provato le due successive guerre antigiudaiche (66-70 e 135-138 d.C.). Per far comprendere che non sta affatto esagerando, «il Salvatore racconta la parabola di un servo che aveva, nei confronti del suo padrone, un debito così grande da essere praticamente insolvibile». Esso fu invece condonato, ma il servo della parabola successivamente non ebbe «la stessa pietà nei confronti di un suo compagno», che gli doveva molto meno. Il servo egoista diventa così lo specchio di un’umanità profondamente meschina, che valuta tutto secondo il metro del proprio interesse e scarica sadicamente sugli altri un’intransigenza che mai vorrebbe vedere applicata a se stessa. 

«Con queste parole Gesù ci ricorda che dono e perdono sono alla base della nostra esistenza», che non potrebbe essere felice già sulla terra se non riconoscesse che «tutto ci è dato da Dio per puro amore, e nessuno di noi può dirsi perfetto nel rispondere a tanta bontà. Per questo la gratuità, che è fonte della nostra stessa vita, è anche la regola migliore per il nostro stare insieme. Lo sperimentiamo ogni giorno. Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace». Senza la capacità di perdonare «nascono conflitti, accuse, rancori, vendette che distruggono i rapporti, dividono le famiglie, scatenano le guerre. Solo il perdono libera e riporta la luce, anche là dove la povertà materiale e morale dell’uomo, per un momento, ha reso cupo l’orizzonte e incerto il cammino. Il perdono, come un buon vento, spazza via anche le nubi più fitte, fino a far rivedere il sole», prosegue il Papa. «San Pietro stesso l’ha sperimentato più volte nella sua vita; in particolare quando, dopo aver rinnegato e abbandonato Gesù durante la Passione, incontrandolo risorto, sulla riva del lago, si sentirà rivolgere una sola domanda: “Simone […], mi ami?” (Gv 21,15)», proprio come nel giorno in cui si erano conosciuti, «e questa carità, che dimentica e guarisce, segnerà per il primo degli Apostoli la conferma della sua missione» nella Chiesa nascente.

Leone XIV, nativo di Chicago, fa un tragico esempio extrabiblico dei tanti torti della storia: da americano, non può dimenticare che «due giorni fa è ricorso il venticinquesimo anniversario degli attentati terroristici dell’11 settembre, negli Stati Uniti d’America». Nel 2026 il mondo è ancora percorso da odi atavici e conflitti inestricabili: sulla base della pagina di Vangelo appena commentata, il Pontefice ripete che le memorie dolorose non devono spingere alla vendetta, ma casomai «a rinnovare il nostro impegno per la pace, anzitutto con la preghiera, che affidiamo all’intercessione della Vergine Maria». 

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