Domenica dopo domenica, dietro e incontro a Gesù

Mercoledì 12 agosto 2026. L’anno liturgico, in particolare il ciclo domenicale, dipana sotto gli occhi dei fedeli l’intera storia della Salvezza ed anticipa la domenica senza tramonto della Parusia

di Michele Brambilla

Nell’udienza del 12 agosto, per spiegare il quinto capitolo della Sacrosanctum Concilium, quello che diede i criteri per la riforma dell’anno liturgico, Papa Leone XIV ricorda anzitutto che ci siamo abituati a chiamarlo così «grazie all’opera del Servo di Dio l’abate Prosper Guéranger (1805-1875)», che a fine Ottocento contribuì in maniera decisiva a ristabilire, primariamente nei monasteri benedettini, la liturgia romana nella fisionomia più vicina all’epoca di san Gregorio Magno (590-604), in conformità alle stesse indicazioni del concilio di Trento (1545-63). Per far comprendere lo statum quaestionis alle soglie del Novecento, in Francia, fino al Concordato di Napoleone (1801), vigeva un certo sperimentalismo “gallicano”, stimolato dai giansenisti, ma anche in Italia, fino a san Pio X (1903-14), avvenivano numerosi abusi. In particolare, non era più riconoscibile il ciclo domenicale, fin troppo spesso intervallato dalle particolarità devozionali di ciascuna parrocchia.

Una prima fase di studi liturgici culminò nell’enciclica Mediator Dei (1942) di un altro Servo di Dio, Pio XII (1939-58), che fece da base alle riflessioni conciliari posteriori ed è puntualmente citata da Leone XIV. Infatti «nell’Enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII afferma», a proposito dell’anno liturgico, «che non si tratta di “una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato o una semplice […] rievocazione di realtà d’altri tempi. [L’anno liturgico] è, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia da lui iniziato […] in questa vita mortale […], allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi misteri e farle vivere per essi; misteri che sono perennemente presenti ed operanti” (III Divinum Officium et Annus Liturgicus, II Cyclus Mysteriorum)».

«L’anno liturgico dunque va inteso come costante attualizzazione dell’opera della salvezza, che Cristo realizza nella storia. Percorrendo questo ciclo temporale, la Chiesa resta a contatto con l’azione redentrice del Signore, sicché tutti i fedeli vengono colmati della sua grazia (cfr SC, 102c). L’incontro con Gesù, morto e risorto per noi, è la finalità che la Chiesa sempre persegue, ponendo al centro di ogni momento la celebrazione dell’evento pasquale»: per questo motivo «i Padri conciliari considerano “fondamento e nucleo dell’anno liturgico” proprio la domenica, “il giorno di festa primordiale” (cfr SC, 106). In diverse lingue moderne, il suo nome attesta che è il “dies Domini”, “il giorno del Signore”. Anche in quelle lingue nelle quali ha prevalso il riferimento al “giorno del sole” (SundaySonntag) si intravede il legame con Cristo: Cristo è il vero “sole di giustizia” che illumina ogni uomo», aggiunge Papa Prevost da nativo anglofono. 

Il Pontefice cita in proposito un altro grande predecessore, che verso la liturgia aveva soprattutto un approccio mistico: «San Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Dies Domini (31 maggio 1998), insegna che la domenica è giorno del Signore, giorno della Chiesa, giorno dell’uomo e, infine, “giorno dei giorni”: “Essendo la domenica la Pasqua settimanale, in cui è rievocato e reso presente il giorno nel quale Cristo risuscitò dai morti, essa è anche il giorno che rivela il senso del tempo. […] Sgorgando dalla Risurrezione, essa fende i tempi dell’uomo, i mesi, gli anni, i secoli, come una freccia direzionale che li attraversa orientandoli al traguardo della seconda venuta di Cristo. La domenica prefigura il giorno finale, quello della Parusía” (n. 75), quando tutti risorgeremo» e si realizzerà la perfetta e definitiva presenza del Signore in tutto e in tutti. 

Per santificare la domenica è quindi necessario celebrare l’Eucaristia. «Questa assemblea non è sostituibile da una presenza soltanto virtuale, né si riduce a un raduno meramente passivo. L’assemblea liturgica si avvera infatti nell’attiva partecipazione di fratelli e sorelle, convocati insieme a «rendere grazie a Dio che li ha generati, “mediante la risurrezione di Cristo dai morti, per una speranza viva” (1Pt 1,3)», ripete il Santo Padre scuotendo una certa pigrizia, purtroppo incentivata dalla recente pandemia. «A tale proposito, esorto tutti a ricercare le migliori condizioni affinché sia possibile prendere parte alla santa Messa anche a quanti di domenica non hanno possibilità di astenersi dal lavoro», intendendo con questi i servizi davvero essenziali. Fortunatamente, concausa il crollo dei consumi per il carovita (nei giorni festivi non si fanno più acquisti dei giorni feriali), sembra stia tramontando l’epoca delle deroghe indiscriminate nei confronti dei centri commerciali, ma tante parrocchie rimangono ancorate ad orari che appartengono a fasi storiche differenti. 

Leone XIV tocca successivamente il tema del nesso tra liturgia e devozione. Come detto, nell’Ottocento il conflitto era spesso aperto, cosa che ha condotto i riformatori liturgici posteriori al Concilio Vaticano II a ridurre, per esempio, il numero delle ottave da celebrare obbligatoriamente. Il Papa rimarca che lo stesso ciclo festivo dell’anno liturgico è un altissimo intreccio di fede e devozione, anzitutto cristologica: «Fin dal II secolo d.C., infatti, alla celebrazione della Pasqua settimanale si è aggiunta quella della Pasqua annuale, “massima solennità” (SC, 102), estesa al “lietissimo spazio” di cinquanta giorni, culminanti nella Pentecoste, e preparata dal tempo di Quaresima con il suo carattere penitenziale (cfr SC, 109). Lo sviluppo del ciclo natalizio, avvenuto successivamente sul modello di quello pasquale, ha consentito di rivivere i misteri dell’incarnazione del Verbo di Dio, della sua nascita e della sua manifestazione al mondo». 

Le feste dedicate alla Madonna sono viste dalla Chiesa in stretta correlazione con il ciclo cristologico. L’azione di Maria, infatti, è «congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo» (SC, 103). Sono coordinate al Mistero pasquale di Cristo pure «“le memorie dei martiri e degli altri santi che […] in cielo cantano a Dio la lode perfetta e intercedono per noi” (SC, 104)». I santi, specialmente i martiri, sono infatti “Pasque realizzate”, in cui diventa tastabile l’ispirazione dello Spirito Santo nella storia della Chiesa. Si viene così a realizzare un sistema che adempie alla perfezione quanto scritto da san Paolo: «Ciascuno nel suo proprio ordine: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo» (1Cor 15,23). 

«L’anno liturgico ripropone così in forma sacramentale la pedagogia della storia della salvezza, guidando i fedeli dall’attesa del Messia alla pienezza del mistero pasquale e all’anticipazione della gloria futura. In esso la Chiesa celebra l’attualità salvifica del mistero di Cristo, permettendo ai credenti di parteciparvi sempre più profondamente» in unione alla Chiesa già trionfante in Paradiso. 

L’importanza della liturgia nella vita del cattolico è richiamata anche nell’indirizzo di saluto ai pellegrini tedeschi, ai quali il Papa rammenta che «san Benedetto da Norcia scrive nella sua Regola monastica: “non si anteponga nulla all’Opera di Dio” (Regula 43,3)». 

Le vicende del popolo polacco si sono sempre svolte a cavallo tra sacro e profano: è il Santo Padre stesso a sottolineare che «per intercessione di Maria, il 15 agosto 1920, si compì la vittoria nella Battaglia di Varsavia, che cambiò il corso della storia della Polonia e dell’Europa. Alla Vigilia dell’Assunzione si celebra la memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, che offrì la sua vita per un compagno di prigionia nel campo nazista tedesco di Auschwitz. Il ricordo di questi eventi ci guidi sulla via della pace indicata dall’Immacolata».

Non poteva mancare, in lingua spagnola, il doveroso cordoglio per «las hermanas y hermanos colombianos que sufrieron los efectos del reciente terremoto que causó numerosas víctimas y heridos, así como grandes daños materiales».

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