Domenica, 20 luglio 2026

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio””. Espose loro un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami”. Disse loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata”. Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: “Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”. Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!”. (Mt 13,24-43)


Nel capitolo XIII del suo Vangelo Matteo ha raccolto alcune parabole, ossia alcuni racconti allegorici, proferite da Nostro Signore. Oggi ci viene proposta quella del buon grano e della zizzania con la spiegazione che il Signore stesso diede ai discepoli in un momento di intimità. Sant’Agostino ne ha tratto l’ispirazione per la sua poderosa teologia della storia ricordando che essa è una lotta tra il bene e il male i confini dei quali si possono tracciare solo nell’anima di ciascun uomo. Alla luce di questa parabola è possibile comprendere anche il Mistero della Chiesa in cui santità e peccato si mescolano. In particolar modo, per i Padri della Chiesa la zizzania è il simbolo dell’eterodossia che si insinua per opera del diavolo e dei malvagi corrompendo la Chiesa dall’interno. Sant’Ireneo di Poitiers che combatté la terribile eresia dell’Arianesimo, scrisse parole di fuoco: «Che i pastori urlino, perché i mercenari siano dispersi. Le nostre vite, fratelli, offriamole a Dio per le nostre pecore: i ladri sono entrati nella casa, il leone si aggira attorno […]. Il nostro tempo è peggiore di quello di Nerone. Di fronte a nemici dichiarati sarei stato sicuro di trionfare, perché non ci sarebbe dubbio che costoro sono persecutori. Ma oggi la nostra lotta è contro una persecuzione camuffata, contro un nemico pieno di blandizie, contro Costanzo [l’Imperatore dell’epoca] l’anticristo. Confessa Cristo per negarlo. Dice di preoccuparsi dell’unità della Chiesa, ma impedisce la pace vera! ». Quel pericolo costituisce un rischio sempre presente nella storia della Chiesa. San Pio X ammonì i credenti con l’enciclica Pascendi: il Modernismo, sintesi di tutte le eresie, agisce all’interno della Chiesa, usa il linguaggio dei dogmi, simula una falsa pietà, per ingannare i buoni e far penetrare il veleno dell’eresia. Non è forse questo che sta avvenendo anche ai nostri tempi quando la Rivoluzione è entrata nel Sacro Recinto e il “fumo di Satana” è penetrato in esso, nell’indifferenze e nella convivenza dei Pastori che hanno abdicato alla loro missione, senza quella vigilanza che era richiesta anche ai servi della parabola? Essa, però, è un invito alla pazienza e alla speranza. La pazienza nel sopportare la crescita dell’erba cattiva, la speranza nel giudizio di Dio, nel trionfo del Cuore Immacolato di Maria, nella vita eterna. Il controrivoluzionario pensa e agisce nell’oggi sub specie aeternitatis. “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”.

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