In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni». (Mt 12,14-21)
Matteo è l’evangelista che, più degli altri, ama riportare citazioni dell’Antico Testamento, a volte abbastanza lunghe, per spiegare ai suoi lettori chi era Gesù Cristo e quale fosse la sua missione. Dopo aver parlato delle trame dei Farisei per ordire un piano mortale contro di Lui e aver sommariamente riportato l’attività taumaturgica del Signore, riporta un passo del profeta Isaia. Su questo concentriamo la nostra attenzione. Nella seconda parte di questo libro importantissimo, definita dagli studiosi “deuteroisaia”, sono raccolti gli oracoli profetici di un discepolo di Isaia proferiti all’epoca in cui il popolo d’Israele viveva una terribile crisi di fede: l’esilio a Babilonia sembrava aver spezzato tutte le precedenti promesse di Dio. Da quella crisi il popolo d’Israele uscì rafforzato e, al suo ritorno del tutto inatteso, avvenuto nel 536, imparò a meditare quattro carmi del “deuteroisaia” in cui si parla di un personaggio misterioso e anonimo, chiamato “servo di Jahwé”. È di lui che parla Matteo per far comprendere che l’azione di quel servo si è realizzata in Nostro Signore Gesù Cristo: è Lui infatti il Figlio amato dal Padre, al quale viene affidata la missione di annunciare e donare una salvezza universale. Egli agisce con mitezza e bontà. In quella profezia è contenuta anche un’altra notizia, qui non riportata da Matteo, ma che è pienamente associata all’informazione iniziale sul progetto dei Farisei. Il servo di Jahwé viene colpito, percosso, ucciso perché assume su di sé il peccato degli uomini e lo espia. La Passione di Cristo non è frutto delle circostanze storiche: è un sacrificio stabilito dalla Trinità divina. Lo ricordiamo quando veneriamo il Crocifisso. Lo riviviamo quando assistiamo alla Santa Messa, quando quel sacrificio di propiziazione e di impetrazione viene rinnovato sugli altari del mondo. Che grande Mistero la Santa Messa! Nessuna devozione sarà mai sufficiente per assistervi.