In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato». (Mt 12,1-8)
In questa disputa con i Farisei Nostro Signore ci fa fare un bel ripasso di alcune pagine dell’Antico Testamento. Ricorda un episodio dell’antica storia d’Israele quando il re Davide, in fuga da Saul che accecato dalla gelosia tentava di ucciderlo, sfamò se stesso e i suoi compagni con dodici pani riservati ai sacerdoti e simboleggianti le dodici tribù d’Israele, offertigli dal sacerdote Achimeleck. Con questo ricordo, Gesù vuole insegnare che la giustizia è sempre comprensiva di eccezioni che la perfezionino, regolando casi non previsti dalla legge universale. Inoltre, cita un versetto del profeta Osea, “misericordia io voglio e non sacrificio”, tipico dell’insegnamento dei Profeti che avevano gradualmente educato la pietà dell’antico Israele insegnando che l’azione cultuale esterna è gradita a Dio non per la sua esecuzione materiale, ma per la bontà della intenzione con cui viene praticata. Alla luce dell’Antico Testamento, che è sempre una “biografia” figurata di Cristo, Egli può dichiarare la sua signoria sul Tempio e sul sabato. Ciò, agli orecchi degli antichi israeliti, equivaleva a dichiararsi Dio. Gesù Cristo – al contrario di quanto affermato da alcuni teologi moderni da evitare come peste – aveva piena e totale coscienza della sua natura divina. Sabato, inoltre, significa “riposo”. Jacob Neusner è stato autore di un libro fortunatissimo, citato da Benedetto XVI nella sua trilogia su Gesù di Nazareth, “Un rabbino parla con Gesù”. Immagina che un maestro dell’antico Israele segua Gesù durante il suo ministero, provi simpatia per il personaggio e apprezzi l’insegnamento del Maestro, ma su alcuni punti, però, da buon Israelita lo rifiuta e finisce per distaccarsi dal Signore. Uno di questi è proprio la proclamazione della “signoria sul sabato”. Solo Dio può dare riposo all’anima e, dunque, stupito, quel rabbino immaginario non può concepire che Cristo dica che egli può dare “riposo” a chi è stanco e oppresso. Questa è invece la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.