Dissodare l’anima

Domenica 12 luglio 2026. Il Papa si sofferma sulla potenza della Parola di Dio, che si fa largo anche tra i sassi e i rovi del nostro cuore

di Michele Brambilla

Per Papa Leone XIV, che il 12 luglio pronuncia il primo Angelus da Castel Gandolfo dell’estate 2026, la parabola del seminatore narrata in Mt 13,1-23 «descrive la generosità e la fiducia con cui Dio sparge la sua Parola nel nostro cuore e la sua potenza in noi».

La Parola (Verbum) è «Gesù stesso, il Verbo fatto uomo, che ha dato la vita per la nostra salvezza» portando molto frutto (cfr Gv 12,24). Il Papa riconosce che la parola del Signore «a volte incontra in noi un terreno duro e insensibile, altre volte distratto, simile al suolo battuto dei sentieri, al terreno sassoso, ai cespugli dei rovi; ma ci sono momenti in cui trova una terra ricettiva e feconda, e allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto, come certamente abbiamo sperimentato anche noi nella nostra vita». 

I terreni descritti dalla parabola non sono solo la descrizione metaforica e sintetica di personalità differenti, ma rappresentano anche diverse fasi della vita dello stesso credente, che non sempre è ricettivo del messaggio di cui dovrebbe essere testimone. Il seme in questione, essendo Gesù, non si lascia, però, scoraggiare dalle nostre resistenze, dissoda instancabilmente sassi e spine del nostro cuore, fino a che non ci riconosciamo peccatori e torniamo a produrre buoni frutti. Leone XIV cita in proposito san Giovanni Crisostomo, il quale scrisse: «Come può essere ragionevole seminare sulle spine, sul terreno sassoso, sulla strada? Nel caso dei semi e della terra non sarebbe ragionevole, mentre nel caso delle anime e degli insegnamenti ciò è molto lodevole», perché le persone non sono oggetti inanimati e la grazia divina può far sì che «il luogo sassoso si trasformi e diventi terra fertile, che la strada non sia più calpestata e non sia esposta a tutti i passanti, ma sia terreno pingue, che le spine siano eliminate e i semi godano di una situazione di grande sicurezza» (Omelie sul Vangelo di Matteo, 44, 3). 

Il Papa puntualizza che, certamente, «la generosità di Dio nei nostri confronti non è ingenua, ma sapiente, e sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto. Per questo il Signore, che conosce bene il terreno del nostro cuore, meglio di quanto noi stessi lo conosciamo, non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui». 

Per tutti le vacanze estive siano un momento in cui «dare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera. Ritorneremo alle nostre occupazioni abituali rinnovati nel corpo e nello spirito, pronti ad annunciare la Buona Notizia del Vangelo e sempre più capaci di cooperare alla crescita del Regno di Dio». 

I frutti dell’uomo che accoglie la Parola sono «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Tutte cose difficilmente riscontrabili nel nostro mondo, in cui «tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti. Non lasciamo che questi venti spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante. Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona». Anche lottare per una pace autentica è un duro lavoro di dissodamento, che il Papa non teme di riprendere a nome del Seminatore più tenace. 

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