Come si fa a non scegliere il bene?

Domenica 8 febbraio 2026. Cristo come Sole di giustizia, che squarcia, con la carità, le tenebre del peccato scientemente scelto

di Michele Brambilla

«Dopo avere proclamato le Beatitudini, Gesù si rivolge a coloro che le vivono, dicendo che grazie a loro la terra non è più la stessa e il mondo non è più nel buio» perché i suoi discepoli rilucono della medesima luce di Cristo, dice Papa Leone XIV ai fedeli dell’Angelus dell’8 febbraio.

«È infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto», osserva il Pontefice. Infatti questo nuovo modo di stare al mondo «è la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione», fino a rendere quasi inconcepibile che qualcuno, dopo aver visto all’opera il Bene per eccellenza, possa ancora ricercare le tenebre dell’odio, del peccato e della morte. Eppure questo accade e lo stesso Gesù non ha avuto vita facile sulla terra. 

«Il profeta Isaia elenca gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa (cfr Is 58,7). “Allora – continua il profeta – la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Is 58,8)», in modo tale che possiamo riconoscere «da una parte la luce, quella che non si può nascondere, perché è grande come il sole che ogni mattina scaccia le tenebre; dall’altra una ferita, che prima bruciava e ora guarisce».

Certo, è doloroso «perdere sapore e rinunciare alla gioia; eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore. Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia. Il sale che ha perso sapore, dice, “a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente” (Mt 5,13)», un monito sempre attuale contro le periodiche tentazioni di assecondare la mentalità maggioritaria nel nostro disperato mondo, in cui «quante persone – forse è capitato anche noi – si sentono da buttare, sbagliate». «Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo», prosegue il Pontefice. Quando stiamo attenti agli altri, soprattutto dal punto di vista spirituale, andiamo volutamente controcorrente. Come leggeremo tra poche settimane nella liturgia, «Gesù stesso fu tentato, nel deserto, da altre strade: far valere la sua identità, esibirla, avere il mondo ai propri piedi», ma ha respinto simili lusinghe, con le quali si crea solo altra sofferenza. 

Leone XIV lo ribadisce giusto pochi minuti dopo, quando ricorda che «le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità», se non ne rispettano la dignità, stabilita dal Creatore. Nella «Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone» il Papa ringrazia quanti, nella Chiesa e fuori di essa, «si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità». Una verità particolarmente evidente in Nigeria, in cui non si fermano le persecuzioni contro i cristiani. Gli attacchi più recenti «hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo. Auspico che le Autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino».

Il Pontefice si sofferma anche sui danni del maltempo in Portogallo, Marocco, Spagna e Italia meridionale, con una menzione esplicita della città di Niscemi, da settimane messa in pericolo da una frana. Sono momenti nei quali siamo invitati a riscoprire i doni dell’unità e della solidarietà. 

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