Chiesa, realtà complessa

Mercoledì 4 marzo 2026. L’intreccio inscindibile tra umano e divino, terreno e spirituale, rende la Chiesa un’istituzione senza pari al mondo

di Michele Brambilla

Dopo la pausa dovuta agli Esercizi spirituali alla Curia romana, con l’udienza del 4 marzo Papa Leone XIV riprende il ciclo dedicato alla Lumen gentium, la Costituzione dogmatica che il Concilio Vaticano II ha dedicato al mistero della Chiesa. 

Il n.8 di Lumen gentium definisce la Chiesa «una realtà complessa»: il Papa si chiede in cosa consista questa complessità e risponde a partire dall’etimologia del vocabolo, dato che complexus in latino significa «l’unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà».

Quali dimensioni si intrecciano nell’unico soggetto “Chiesa”? Per la Lumen gentium «la Chiesa è un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina, senza separazione e senza confusione», esattamente come proclamarono i Concili cristologici dei primi secoli riguardo alla doppia natura di Cristo. Infatti «la prima dimensione è subito percepibile, in quanto la Chiesa è una comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo» nel mondo circostante. «Eppure, tale aspetto – che si manifesta anche nell’organizzazione istituzionale – non è sufficiente a descrivere la vera natura della Chiesa, perché essa possiede anche una dimensione divina. Quest’ultima non consiste in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo. La Chiesa, perciò, è allo stesso tempo comunità terrena e corpo mistico di Cristo, assemblea visibile e mistero spirituale, realtà presente nella storia e popolo pellegrinante verso il cielo (LG, 8; CCC, 771)», precisa il Pontefice, che sottolinea anche come «la dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così la Chiesa vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio» perché rimane in stretta comunione coi Santi, che hanno già raggiunto il Paradiso accanto al Signore. 

La stessa Lumen gentium rimanda a Cristo ricordando che «chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità, dei suoi occhi, delle sue mani, del suono della sua voce. Chi decideva di seguirlo era spinto proprio dall’esperienza del suo sguardo ospitale, dal tocco delle sue mani benedicenti, dalle sue parole di liberazione e di guarigione. Allo stesso tempo, però, andando dietro a quell’Uomo, i discepoli si aprivano all’incontro con Dio. La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile», essendo Egli consustanziale al Padre. Lo stesso accade per la Chiesa: essa cammina nel mondo con tutti difetti dei suoi singoli membri, ma è proprio attraverso di essa che Gesù continua a raggiungere tutti gli uomini.

In altri tempi si enfatizzava la “Chiesa spirituale” per contrapporla alla Chiesa istituzionale e relativizzarne l’importanza ai fini della Salvezza eterna. Per questo motivo il Papa ribadisce, citando Benedetto XVI (che parlava al mondo germanico, in cui queste tentazioni sono sempre state forti), che «non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione, anzi, le strutture della Chiesa servono proprio alla “realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo” (Discorso ai Vescovi della Svizzera, 9 novembre 2006). Non esiste una Chiesa ideale e pura, separata dalla terra, ma solo l’unica Chiesa di Cristo, incarnata nella storia». «In questo consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il “metodo di Dio”: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire» tramite esse, insiste il Santo Padre. 

L’amore per la Chiesa contempla entrambe le dimensioni senza scinderle, come ripete Leone XIV nell’esortazione ai pellegrini francesi («Fratelli e sorelle, fedeli al nostro impegno battesimale, sforziamoci di costruire ogni giorno la Chiesa, organizzandone non solo le forme visibili, ma rafforzando l’unità tra di noi, attraverso la comunione, la carità e il perdono reciproco»), perché «la Chiesa è divina: pure con la nostra piccolezza e limitazione, possiamo sempre essere strumenti nelle mani di Dio», come rammenta lo stesso Pontefice ai portoghesi. 

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