Mercoledì, 11 marzo 2026

Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli (Mt 5,17-19).


Con queste sue chiarissime e solenni parole, Gesù insegna e proclama la morale vincolante nel suo regno senza lasciare spazio, allora ed oggi, ad equivoci e fraintendimenti.  Ai suoi immediati ascoltatori dichiara che è venuto non a sovvertire il contenuto della Legge e dei Profeti, bensì a portarlo al suo compimento. L’amore a Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze (Dt 5,6) e l’amore al prossimo, come se stessi (Lv 19,18), riassumevano già la Legge antica, ossia Mosè e i Profeti (cfr. Mt 7,12; 22,34-40). Gesù vive in modo perfetto questo amore verso il Padre e verso il prossimo con il dono totale della sua stessa vita e lo fa diventare il comandamento nuovo, quello del suo amore, che tutti i suoi discepoli devono condividere (cfr. Gv 13,34). Questo è l’amore che compie tutta la Legge (cfr. Rm 13,8-10; Gal 5,14; Col 3,14s). In esso appare chiaramente quanto era nascosto nell’Antico testamento secondo il brillante aforisma agostiniano: “Novum Testamentum in Vetere latet, Vetus in Novo patet”. Questo stesso amore che si fa dono, servizio, pazienza e sacrificio è sempre necessario per superare l’appiattimento a cui noi cristiani siamo tentati oggi di ridurre la verità dell’amore, cioè al generico sentimentalismo di un non meglio definito “politicamente corretto” o alla banalità del quieto vivere nella sterile presunzione di condurre bene la vita quotidiana avulsa da principi dottrinali e morali.
Nella vita cristiana non si tratta dunque di fare sconti o di abbassare i toni, per evitare ingombranti moralismi tipici della mentalità farisaica sempre in agguato. Sarà invece la santa libertà dell’amore, ossia della vita offerta, come Gesù, con la gioia del dono di sé per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, a mettere in pratica anche minuziosamente quanto è ordinato e proibito da ogni Comandamento. 
Il cattolico pertanto, proprio per essere felicemente attrattivo, non temerà di dare la bella testimonianza di una condotta, con la parola e con la coerenza di vita, alternativa al mondo circostante. Questo spinge a dilagare, al di là della verità e del bene, nel pantano dell’indifferenza e dell’idolatria con la soddisfazione dei vari egoismi. Noi cattolici e persone di buona volontà, attiriamo il prossimo non mimetizzandoci rivestendo i suoi panni, ma mettendo in evidenza, con umiltà e tenacia, la bella alternativa di una vita retta improntata alla pratica amorevole dei Comandamenti. E abbiamo la chiara consapevolezza che la grazia di Dio, mentre continua ad operare ancora oggi i miracoli della conversione, ci prepara alla felicità eterna come ci assicura il Salvatore Gesù, nostro Signore: ”chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

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