In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». (Lc 9, 57-62)
Il tema centrale di questa pagina è la vocazione, cioè la chiamata da parte di Dio che riguarda ciascuno di noi. Per secoli questa parola è stata applicata solo alle vocazioni particolari, come lo stato religioso o sacerdotale, per cui tanti nella chiesa non si sentono coinvolti nel discorso vocazionale se non per fare un’offerta per il seminario o per un’opera religiosa. Nella Lumen Gentium (par.2), viene espresso chiaramente: i credenti sono tutti vocati e convocati nella Chiesa. Essere battezzati nello Spirito Santo è immensamente più importante e prioritario, rispetto alle diverse vocazioni specifiche che ci distinguono. Essere discepoli di Gesù, viene ben prima dell’appartenere ad una o l’altra realtà ecclesiale. E’ in atto nella chiesa una grande chiamata alla sinodalità che riaggrega tutti nella stessa speranza, evitando il formarsi di realtà che non comunicano ma che collaborano in una sola chiesa, e così valorizzano le vocazioni speciali, sostenute dal primo sposo dell’anima che è lo stesso Cristo per tutti. Vivere la vocazione che tutti abbiamo è prima di tutto uno stato dell’anima, cioè un modo di vedere la propria vita. E’ una risposta a un profondo richiamo che Dio fa tramite Gesù, in quel luogo grande e misterioso, che è la coscienza. Ad essa è bello obbedire, perché lì splende la verità sulla nostra vita, la verità che ci fa liberi. Ivi dunque: pronta obbedienza, vigilanza e libertà. Nessuno stia nella chiesa passivamente, ma per realizzare una vocazione personale alla santità, dove veramente si compie il proprio essere uomo o donna. I cristiani sono santi per vocazione (1Pt 1,15). Abbiamo tanti ottimi mezzi nella chiesa, la preghiera, i sacramenti, il magistero pontificio, ma la chiamata risuona nella coscienza, dove Dio continua a chiamare, a ripetere profondi messaggi, perché si realizzi “la chiamata”. La grande preghiera del “dialogo in coscienza” appartenga al nostro quotidiano. Lì Dio risponde a chi con perseveranza chiede: “Padre, cosa vuoi che io faccia ora?”.