Mercoledì 23 settembre 2026. La complessità dell’universo e dell’uomo stesso rende ancora più evidente la domanda sul Creatore, che non nega la nostra libertà, ma la indirizza al bene
di Michele Brambilla
Nel commentare la Gaudium et spes, l’udienza del 23 settembre giunge al «terzo capitolo della prima parte, che ha un titolo attraente: “L’attività umana nell’universo”». Anche in questo caso è fondamentale tenere conto del contesto storico, dato che «meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna», specifica Papa Leone XIV.
Il progresso tecnologico non è necessariamente qualcosa da temere. «Creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società. Lo vediamo facilmente considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita nel succedersi delle generazioni», tanto che «“molti beni, che un tempo l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze”» (Gaudium et spes, n.33).
Questo anelito al continuo miglioramento suscita talvolta nell’uomo un moto di superbia nei confronti di Dio e dello stesso creato. Non si può infatti negare che «alcuni pensatori hanno presentato il progresso tecnico-scientifico come qualcosa che indebolisce il rapporto con Dio, fino a farlo sembrare superfluo, o addirittura come antagonista rispetto alla fede cristiana. E questa lettura ha provocato un cambiamento di sguardo sul mondo da parte dell’uomo contemporaneo, rispetto alle epoche precedenti». L’uomo di oggi si crede il padrone assoluto dell’universo e non concepisce nessuna legge, neppure di natura, che possa ostacolare la sua volontà di potenza, e il Papa non nasconde che questa deriva è figlia del rifiuto esplicito della Rivelazione cristiana. «Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio»: non è altro che la riproduzione moderna del peccato originale, con effetti, però, mai visti in precedenza, ovvero la negazione stessa della trascendenza.
La risposta del Concilio Vaticano II è stata ribadire che «l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio» (Gaudium et spes, n.34), che ispira tutto ciò che c’è di buono, giusto e vero nella produzione umana. A differenza di quel che pensa l’ateismo, «le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno» (sempre n.34). Il Signore non guarda affatto all’uomo come un nemico, tanto che «vi è qui un importante richiamo al mistero dell’Incarnazione. L’umanità – e con essa il lavoro, il progresso e l’autonomia delle realtà create – non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa: infatti, è in Lui che essa trova piena verità e libertà», ricorda il Pontefice. «Inoltre, nella celebrazione eucaristica, il frutto del lavoro umano, rappresentato dal pane e dal vino, viene posto ogni giorno sull’altare, per essere trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo», come dicono le preghiere dell’offertorio nel Messale Romano.
Quindi «l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo. I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio».
Progresso umano e Regno di Dio non coincidono, ricorda sempre il Papa: tentare di anticipare, con le sole forze umane, il Paradiso è sempre stato l’anticamera di tutte le aberrazioni ideologiche. «Per diventare autentico progresso umano – cioè di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità. Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati», aggiunge Leone XIV.
Un modo molto bello, importantissimo ai nostri giorni, di cooperare all’opera della creazione è fare figli. Appaiono quindi significative le parole che il Pontefice rivolge ai pellegrini polacchi, citando il motto dell’annuale pellegrinaggio degli sposi al santuario mariano di Jasna Gora: «Il matrimonio genera la vita». Ora e sempre «la preghiera e la condivisione della Parola di Dio rafforzino la fede dei coniugi, affinché collaborino generosamente con il Creatore nella trasmissione della vita e dei valori cristiani in quella particolare comunità che è la famiglia», dato che «i bambini e gli adolescenti sono i più vulnerabili; spesso vivono sofferenze indicibili: violenze, torture, sfruttamento, condizioni traumatiche e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie», denuncia il Papa citando anche l’imminente Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (27 settembre).