In quel tempo il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risorto dai morti”, altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”. Ma Erode diceva: “Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?”. E cercava di vederlo (Lc 9,7-9).
I segni compiuti da Gesù con i suoi miracoli e il suo modo di insegnare con autorità propria, non come gli Scribi e i Farisei che si devono basare sui loro predecessori, suscitano sempre più la domanda circa la sua identità. Erode tetrarca da parte sua non capisce per niente l’identità di Gesù di Nazareth. Esclude le dicerie circa la risurrezione di qualcuno degli antichi profeti o dello stesso Giovanni Battista che aveva fatto decapitare in prigione e cerca in qualche modo di vedere Gesù. Gli sarà dato di vederlo nel contesto della Passione, ma per la sua superficialità, non può capire che si trova davanti al Messia che non toglie il potere politico, ma ne sollecita la conversione. Procediamo dunque alla presentazione delle coordinate per impostare correttamente anche ai nostri giorni il rapporto tra potere politico e religione che il Magistero della Chiesa insegna e che il laicato cattolico ha il nobile compito di concretizzare in forma unitaria con l’apporto delle specifiche modalità dei vari carismi vocazionali.
Tutto parte dalla specifica risposta di Gesù alla questione riguardante il comportamento dei sudditi rispetto all’autorità civile: “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt 22,21; Mc 12,17; Lc 20,25). Con ogni evidenza appare chiaramente che Gesù non è rivoluzionario e che dunque il Cristianesimo non può esserlo. Gesù non è rivoluzionario, né ideologico, né armato militarmente, contro la legittima autorità. Insegna anzi la sottomissione all’autorità politica e a quella religiosa, non l’anarchia. Le due autorità non devono essere in contrapposizione, ma distinte e logicamente gerarchizzate.
Fondati su questa solida base dell’ordine naturale, i cattolici e tutti gli uomini e donne di buona volontà s’impegnano per la promozione del bene comune naturale e religioso nella collaborazione e nel rispetto delle libertà fondate sulle leggi naturali (riassunte nei Comandamenti) che la coscienza umana è capace di riconoscere anche se dopo il peccato originale urge l’importante aiuto della grazia di Dio che è per tutti, non viene mai meno e non deve essere impedita da nessuna forma persecutoria. Questa è la laicità che garantisce il rispetto della natura e della grazia nelle società che il laicato cattolico intende legittimamente promuovere secondo la Dottrina sociale della Chiesa fino all’esplicito riconoscimento della regalità sociale di Cristo. Cristo Re universale non si sostituisce alle autorità terrene, bensì le instaura e le rende libere da ogni forma di tentazione di totalitarismo e di idolatria. Da questa laicità, le società umane, nelle loro varie forme legittime di governo naturale, evidentemente anche quelle democratiche non ideologiche, traggono il grande vantaggio della prosperità materiale e spirituale della pace, ossia della tranquillità dell’ordine. Questa dottrina socio-politica è patrimonio comune di ogni retta e illuminata coscienza umana e i cattolici con tutti gli uomini e donne di buona volontà la utilizzano volentieri per far sì che vengano risanate “(…) le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono più larghe, per permettere che l’annunzio della pace entri nel mondo” (Lumen Gentium 36).