Il sussurro della Grazia

Domenica 16 agosto 2026. I “semi del Verbo” non sono dati per salvarsi a prescindere dall’ingresso nella Chiesa, ma come stimolo verso il raggiungimento pieno della Verità nell’abbraccio sacramentale (radicato nella Pasqua di Cristo) della comunione cattolica

di Michele Brambilla

Per introdurre l’Angelus del 16 agosto, pregato sempre a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV si ricollega alla festività dell’Assunta appena trascorsa. «Ieri abbiamo contemplato la Vergine Maria nel suo indissolubile rapporto con il Figlio», ricorda infatti, aggiungendo che «nemmeno la morte ha potuto interrompere quella comunione di anima e corpo, che è vita eterna. Ogni domenica ci ricorda che la stessa pienezza è riservata» ad ogni discepolo che si accosta al Pane eucaristico, tramite il quale la risurrezione di Cristo «non è un avvenimento passato, ma vita nuova che ci coinvolge» fin d’ora quotidianamente.

Anche questa domenica incontriamo una donna, in questo caso una cananea, «protagonista del Vangelo proclamato nella liturgia (Mt 15,21-28). Pur non appartenendo al suo popolo e abitando in una regione straniera, cerca con insistenza di parlare con Gesù, seguendolo come una discepola che ha già un legame con Lui. Non dovevano essersi mai incontrati, ma misteriosamente la fede era già sorta in lei». Pur essendo pagana, la cananea «riconosce il Messia discendente di Davide»: significa che anche i popoli più lontani dalla fede cattolica vengono sotterraneamente lavorati dalla grazia di Dio, in modo che siano guidati all’incontro con l’unica vera religione. 

I discepoli e lo stesso Gesù sembrano inizialmente infastiditi dalla donna, che li importuna mentre Egli cercava «un luogo in disparte in cui pregare e formare i suoi. In quel momento, tuttavia, accade qualcosa di imprevisto. Meditando su questo, possiamo comprendere l’obbedienza di Gesù, che compie la sua missione lasciandosi colpire da ciò che vede e ascolta». Beninteso: Cristo ha coscienza fin dalle origini di quale sia la sua missione nel mondo, ma accoglie coloro che il Padre manda a Lui come un’ulteriore esplicitazione del suo mandato messianico, che non si ferma ai confini di Israele, ma si allarga a tutta l’umanità. Su questa linea, «anche oggi la Chiesa può lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini già tracciati» dalla prima evangelizzazione. «La sua missione è anticipata dalla grazia divina, che opera nel segreto delle coscienze, così che in ogni incontro, persino in quelli che disturbano i nostri piani, occorre tendere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore a ciò che Dio vuole dirci» tramite le persone che bussano alle nostre porte cercando sinceramente il Signore. Si tratta di un’importante precisazione della dottrina tradizionale dei semina Verbi: essi non sono dati ai popoli non credenti come un mezzo per salvarsi a prescindere dall’ingresso nella Chiesa visibile, come troppe volte si sente sostenere, ma proprio per guidarli alla pienezza della Verità, che si trova solo nella fede cattolica. 

«Dalla donna cananea impariamo l’umiltà e la determinazione. Grazie alla sua fede, impariamo che la tavola di Dio è preparata per tutti e che a nessuno sono riservate le briciole (cfr Mt 15,26-27), perché ciascuno, presso il Padre, ha il proprio posto. Alla luce di questa fede diventano insopportabili» quelle ingiustizie «che calpestano la dignità di troppi figli e figlie di Dio» divenendo ostacoli allo stesso incontro con Cristo. 

Come deve ripetere nuovamente il Papa, «siamo Chiesa di Gesù Cristo in un mondo tormentato, un mondo che cerca pace». Leone XIV, ricollegandosi a quanto scritto nella Magnifica humanitas (n.244), invita tutti a rileggersi il Magnificat, appena rimeditato nel giorno dell’Assunta, perché «è il canto di chi vede ormai la realtà con lo sguardo di Dio e per questo non perde la speranza e opera nella carità».

In questo secondo Angelus consecutivo il Pontefice cita esplicitamente «le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania» e chiede alla comunità internazionale di impegnarsi nuovamente nella «soluzione a due Stati», che permetterebbe ad un’entità statuale palestinese di vivere pacificamente accanto ad Israele senza diminuire l’altrettanto sacrosanto diritto del popolo ebraico all’esistenza in sicurezza. 

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