Perdita e guadagno

Domenica 28 giugno 2026. L’amore richiede anche qualche piccolo sacrificio, abbondantemente ricompensato

di Michele Brambilla

Papa Leone XIV spiega nell’Angelus del 28 giugno che Gesù non vuole da noi solo qualche atto esteriore, ma ci chiede «di impegnare tutto noi stessi in una relazione d’amore con Lui. E per portare frutto, l’amore richiede almeno tre cose: il distacco, la perdita e l’accoglienza».

Il distacco, espresso da Gesù con una frase molto forte, ovvero: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me» (Mt 10,37), significa mettere al centro proprio il Signore, per riavere tutto il resto come centuplo. «Nel momento in cui inizia a inviare in missione i suoi apostoli, il Signore li vuole liberi da qualsiasi legame. Ma per tutti vale il fatto che anche gli affetti più importanti trovano la loro pienezza grazie all’amore che Cristo ci dona», sottolinea il Papa. La vita, in fin dei conti, ci richiede a volte sacrifici: il Pontefice ricorda, per esempio, che la vita matrimoniale «si può viverla pienamente solo “lasciando” la casa dei genitori (cfr Mt 19,6) per impegnarsi nella relazione coniugale. Pensiamo anche alla crescita dei figli: li si aiuta a realizzarsi e ad essere felici educandoli a “camminare con le loro gambe” e a compiere le loro scelte. Dice Sant’Agostino: “È doloroso il distacco da ciò che ami. Ma anche l’agricoltore perde temporaneamente ciò che semina” (Discorso 330, 2). Solo “perdendo” quel seme, gettato nel terreno, potrà vederlo fiorire». 

Comprendiamo, allora, che «l’amore è anche perdita. Ci riesce difficile comprenderlo, specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere. L’amore, però, porta frutto solo nel donarsi: quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di tempo per ascoltare un amico, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio». Il pericolo, infatti, è rimanere prigionieri dell’io, diventando “sterili”. «Per questo Gesù ci invita ad abbracciare la Croce: Egli si è offerto, ha perduto sé stesso e, proprio così, noi abbiamo potuto ricevere la sua vita in abbondanza. Allo stesso modo, se viviamo nella logica del dono, anche noi saremo capaci di generare vita nuova nelle nostre relazioni», facendo un immenso guadagno, quello dell’accoglienza. 

«L’amore, infatti, si esprime in scelte e azioni concrete, in un impegno fatto di piccoli gesti quotidiani, come quello di offrire un bicchiere d’acqua a chi ha sete (Mt 10,42)», esemplifica il Papa sempre a partire dal Vangelo del giorno. Il Santo Padre fa anche un’importante precisazione sulla povertà dei primi discepoli: Cristo non li manda nell’indigenza più assoluta, «chiede loro di andare» solamente «senza provviste», in modo da avere un bisogno che apra alla condivisione, perché «così, accogliendo chi viene nel nome di Gesù, si accoglie Lui e il Padre celeste che lo ha mandato». «L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli»: non si può amare Dio, che non si vede, senza amare il fratello, che si vede. Lo stesso Dio ha dovuto rendersi visibile incarnandosi, essere accolto concretamente sulla terra, per elargirci la pienezza della Rivelazione divina. 

Il Papa si rivolge, poi, direttamente in spagnolo al popolo del Venezuela, colpito da un grave terremoto. «Cari fratelli e sorelle, desidero esprimere la mia vicinanza alle sorelle e ai fratelli venezuelani colpiti dai recenti terremoti, che hanno causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali, mentre prego il Signore affinché conceda l’eterno riposo e la mia vicinanza spirituale ai familiari, ai feriti e a tutti coloro che sono stati così duramente colpiti da questa tragedia», si legge nella traduzione ufficiale, in cui si ringraziano «cuantos trabajan con generosidad en las labores de búsqueda y de asistencia» («quanti si adoperano con generosità nei lavori di ricerca e assistenza» delle vittime). 

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