Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù gli disse: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,13-19).
La solennità odierna dei santi Pietro e Paolo è antichissima, risale infatti al IV secolo quando si celebravano a Roma già tre Sante Messe presso i luoghi del loro martirio: una in S. Pietro in Vaticano, un’altra a S. Paolo fuori le mura e la terza alle Catacombe di S. Sebastiano ove furono nascosti per qualche tempo i corpi dei due martiri. Simone chiamato Pietro è il pescatore di Galilea condotto a Gesù dal fratello Andrea che aveva conosciuto Gesù grazie a Giovanni Battista. Pietro, per primo fra gli apostoli, afferma la sua fede con le parole rivolte al Maestro, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. A lui, Gesù promette, lungo il cammino sulla strada di Cesarea di Filippo, il “potere delle chiavi”, ossia il compito di aprire o chiudere gli uomini alla salvezza eterna. Gli confida anche che sulla roccia della sua fede intende edificare la sua chiesa assicurandolo che le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. Gesù mantiene la promessa di farlo diventare suo vicario in terra a favore dei credenti che avrebbero chiesto il perdono dei peccati, quando gli chiede per tre volte, dopo la Risurrezione, presso il lago di Tiberiade, se effettivamente lo ama, dopo averlo rinnegato per tre volte durante la Passione. Avendone avuto risposta amorevole, umile e fiduciosa, gli conferisce il potere di pascere il gregge dei credenti e gli dice di seguirlo sulla via del dono totale di sé (Gv 21,15-19) come effettivamente farà con il martirio a Roma.
Paolo di Tarso ebreo, fariseo e fiero persecutore dei discepoli di Cristo, dopo la Pentecoste è chiamato alla conversione direttamente dal Signore Gesù mentre si accinge sulla via di Damasco a perseguitare i cristiani ivi residenti. Risponde con pronta ubbidienza mettendosi a totale servizio del Vangelo che Cristo gli affida da annunciare ai pagani. Anch’egli accetta, nella Capitale dell’Impero romano, il martirio per amore dell’amato Maestro e Signore. Paolo, apostolo di Gesù Cristo, c’insegna, fra l’altro, con la sua specifica sensibilità missionaria a collaborare pienamente e sinceramente con ogni successore di Pietro riconoscendolo come colonna indefettibile dell’unica vera fede cristiana (cfr. Gal 1,18). Per questo siamo ben contenti di fare nostro e valorizzare, nella prospettiva della Nuova Evangelizzazione, la dottrina e l’orientamento impresso al servizio missionario dai Papi contemporanei.
Da San Paolo VI impariamo un sempre vivo amore alla comunione nella Chiesa per viverne l’autentico rinnovamento con la vigilante attenzione a non farsi intossicare dal fumo satanico dell’autodemolizione. Alla scuola di S. Giovanni Paolo II coltiviamo la consapevolezza della fede che diventa cultura per una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. Grazie ai Vicari di Cristo, Benedetto XVI e Francesco, ci riappropriamo della verità della fede in Cristo per vivere veramente nel suo amore e curare i tanti feriti del mondo attuale aggredito dalla cattiveria e dall’odio del nemico della natura umana con il processo plurisecolare rivoluzionario giunto alla catastrofe e alla devastazione del degrado antropologico. Con Papa Leone XVI gustiamo il cammino sinodale della Chiesa che si sente sempre più motivata a ricostruire le civiltà umane rimuovendo le tante rovine della Babele contemporanea e instaurando ovunque l’amore senza misura verso Dio per ricostruire nella città dell’uomo la città di Dio.