Domenica 31 maggio 2026. Il Papa torna a parlare della Chiesa come mistero di comunione che nasce da un Dio che è Egli stesso una relazione d’amore
di Michele Brambilla
Papa Leone XIV inizia l’Angelus del 31 maggio, solennità della SS. Trinità, mettendo in evidenza che, giusto «una settimana fa, si è concluso il Tempo pasquale. Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità ci è offerta», quindi, «la possibilità di ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, che ora ci coinvolge: lo Spirito che lega il Padre e il Figlio è stato infatti riversato nei nostri cuori, così che nel mondo prende forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano».
La pagina di Gv 3,16-18 «ci presenta Nicodemo, una personalità di rilievo in Israele che sentì una profonda attrazione per Gesù», ma per paura degli altri membri del Sinedrio andava a trovare il Maestro solo di notte. Cristo gli aprì comunque la porta, dando importanza al fatto che fosse un uomo in ricerca che si poneva domande serie. Proprio a Nicodemo, in quei colloqui, Gesù rivelò che «è possibile anche a un adulto rinascere; gli lasciò intuire che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita» così come lo Spirito Santo fa con ogni battezzato, dato che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Specifica che il Signore «non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17).
E’ proprio vero, allora, che «nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e coinvolgente, dà pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci fa incontrare fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito». La Chiesa è mistero di amore, proveniente da una Trinità che «ci fa amare tutto e tutti: scopriamo», così, «che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità», come è fin troppo facile riscontrare nella realtà di tutti i giorni.
Quanti contrasti nascono da giudizi peregrini nei confronti dell’altro: «Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando nel Sinedrio sentì parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso Cristo stesso, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità», che è l’amore di Dio nei confronti di ciascuno di noi. «Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, nel lamento; si trova solo, non ha mai l’animo in festa», mentre «la festa di Dio è la nostra festa. Per questo San Paolo scrive ai Corinzi: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” (2 Cor 13,11)».
Per tutto il mese di maggio «da tutta la Chiesa si è levata una corale invocazione di pace. Specialmente attraverso la preghiera del santo Rosario, come una catena ininterrotta ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli martoriati dalla guerra. Possa la divina Sapienza illuminare la coscienza di chi ha autorità e orientare le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura», chiede nuovamente il Papa.