Lunedì, 1 giugno 2026

In quel tempo, Gesù si mise a parlare loro con parabole: “Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”. E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono (Mc 12,1-12).


Alla richiesta dei capi del popolo di pronunciarsi sull’origine dell’autorità, con cui aveva difeso e ristabilito con forza la verità delle prerogative divine del Tempio (cfr. Mc 11,27-33; 11,15-18), Gesù risponde ora, possiamo dire, in forma parabolica storico-catechistica per indurli a riflettere, a capire il senso del suo operato e a prendere le dovute decisioni. Le sue affermazioni sono fondate sulla storia della salvezza. La vigna rappresenta il popolo eletto con chiaro riferimento a quanto si legge nel profeta Isaia (5,1-7). Era stata affidata ai contadini, ossia ai capi del popolo, con il compito di guidarlo nella fedeltà all’Alleanza secondo le richieste dei vari servi, i profeti, specificamente inviati loro da Dio. Ma essi si rifiutarono di rendere conto del loro operato, anzi si ritennero arbitrari e unici possessori del popolo fino a insultare, bastonare e uccidere gli inviati collocandosi nella deriva della via di non ritorno giungendo all’estromissione e uccisione, fuori della vigna, dello stesso Figlio. Inevitabile a questo punto la punizione dei capi del popolo che non saranno più consegnatari del servizio di guidare il popolo di Dio, poiché esso appartiene unicamente alla pietra, rigettata dai fallimentari costruttori, ma divenuta la pietra angolare (cfr. Sal 118, 22), il vero fondamento dell’unico popolo di Dio, ossia dei credenti in Cristo suo Figlio. I vecchi usurpatori del regno di Dio capirono che Gesù parlava contro di loro, ma tralasciarono la necessaria correzione covando piuttosto il tentativo di catturarlo appena più agevolmente possibile. 
Noi abbiamo la grazia di vivere nel nuovo Israele, la Chiesa, il popolo della Nuova ed eterna Alleanza e anche il compito di essere nella comunità cristiana e nella società a servizio della crescita del regno di Dio esercitando l’appartenenza battesimale a Cristo Sacerdote, Re e Profeta secondo le nostre personali vocazioni. I sacri ministri esercitano la loro vocazione battesimale offrendo i mezzi della grazia sacramentale al popolo di Dio per la sua santificazione. Chi vive nella consacrazione della vita religiosa testimonia la beatitudine della vita eterna cui tutti siamo chiamati. I fedeli laici s’impegnano e consociano anche le loro forze per risanare le istituzioni e le condizioni del mondo perché siano conformi alle norme della giustizia e favoriscano, anziché ostacolare, l’esercizio delle virtù. “Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono più larghe, per permettere che l’annunzio della pace entri nel mondo” (Lumen Gentium 36c). 

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