Venerdì, 11 settembre 2026

Disse loro anche una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. (Lc 6,39-42)


Spesso nella predicazione di Nostro Signore troviamo delle iperboli, conformemente al modo di esprimersi degli antichi Giudei (un’ulteriore conferma, questa, che gli evangelisti riportano ipsissima verba di Gesù Cristo). Una di esse è quella della pagliuzza, che rappresenta i piccoli difetti del prossimo, e della trave, simbolo dei vizi ingombranti dell’esistenza. Alcuni psicologi contemporanei, anche non credenti, hanno dato conferma dell’ammonimento del Signore. Chi si accanisce a denunciare sempre gli stessi difetti negli altri, per esempio il chiacchiericcio o, nel mondo ecclesiastico, il clericalismo, in realtà sta proiettando sugli altri le sue cattive abitudini che gli danno tanto fastidio da rimuoverle con questo meccanismo abbastanza facile da smascherare. È l’orgoglio che ci impedisce di ammetterlo e così si diventa implacabile con gli altri. Quanta umiltà, e vera umiltà, è richiesta! Per questo motivo, un grande pastore del IV secolo, Cromazio di Aquileia, dice così: «La superbia è la trave che acceca l’occhio dell’anima. Essa è pesante, ingombrante, oscura. Finché l’uomo è dominato dall’orgoglio di credersi giusto, non potrà mai vedere la verità, né la propria né quella del fratello. L’umiltà, al contrario, è la medicina che dissolve questa trave e restituisce la vista pura». La purezza del cuore e dello sguardo, al contrario, ci rende indulgenti e misericordiosi verso il prossimo, esigenti e persino rigorosi con noi stessi. A Cromazio di Aquileia, oggi studiato con grande acribia da un salesiano sloveno, fa eco un altro Padre della Chiesa, Massimo il Confessore, che scrive così: «L’occhio che ha la trave è l’occhio malato dell’invidia e della malizia. Chi ha il cuore puro vede in ogni uomo un fratello da amare; chi ha il cuore corrotto dal sospetto o dal rancore cammina per il mondo come un investigatore, cercando solo i passi falsi degli altri per giustificare i propri». Insomma, Nostro Signore ci chiede di effettuare frequentemente visite dall’ “oculista spirituale”, ossia un buon confessore e un buon direttore spirituale che ci aiutino a sbarazzarci della tendenza al giudizio verso gli altri, soprattutto chi ci sta vicino, e a concentrare le nostre energie interiori su noi stessi, per scoprire quel grande nemico che è il “difetto dominante” e attrezzarci adeguatamente per sconfiggerlo: lasciarlo operare indisturbato finisce per provocare – dice Garrigou Lagrange – la rovina totale dell’anima.

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