In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». (Lc 12,8-12)
Nel contesto dell’incoraggiamento che Nostro Signore dà ai suoi discepoli per affrontare le persecuzioni, che accompagnano costantemente la storia della Chiesa, mette in guardia dal terribile peccato di apostasia. Nella Chiesa antica ci furono coloro che pensavano che non potesse essere rimesso e ci volle il genio di San Cipriano per spiegare che, dopo una rigorosa penitenza, la misericordia di Dio può salvare anche l’apostata. Tuttavia, misteriosamente, il Signore parla di una bestemmia contro lo Spirito Santo che non sarà perdonata. Comprendiamo, dunque, che non è esatto dire che “Dio perdona tutto”, immiserendo la verità del Vangelo della misericordia, come abbiamo ascoltato troppe volte negli ultimi tempi. La Chiesa, nella sua sapienza plurisecolare, ha esplicitato la resistenza all’azione allo Spirito Santo – che impedisce dunque una sia pur minima forma di conversione – in sei attitudini tragiche che dispongono l’anima all’eterna dannazione. Sono i cosiddetti “sei peccati contro lo Spirito Santo”: disperazione della salvezza, presunzione di salvarsi senza merito, impugnare la verità conosciuta, invidia della grazia altrui, ostinazione nei peccati, impenitenza finale. Il Catechismo di San Pio X, sempre preciso e puntuale nelle sue spiegazioni, dichiara: «Questi peccati si dicono in particolare contro lo Spirito Santo, perché si commettono per pura malizia, la quale è contraria alla bontà, che si attribuisce allo Spirito Santo». San Giovanni Paolo II, nella sua enciclica sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, scrisse: «La bestemmia contro lo Spirito Santo è il peccato commesso dall’uomo, che rivendica un suo presunto “diritto” di perseverare nel male – in qualsiasi peccato – e rifiuta così la redenzione». È questo il dramma della modernità: costruire una società disumana tamquam Deus non esset. Non possiamo allora concludere la nostra meditazione se non con un’opportuna invocazione allo Spirito Santo che attende proprio la nostra supplica per invadere le facoltà della nostra anima: Veni Creator Spiritus, mentes tuorum visita, imple superna gratia quae tu creasti pectora.