Mercoledì 25 marzo 2026. Leone XIV dedica la catechesi del mercoledì all’ordinamento gerarchico della Chiesa, pienamente confermato dal Concilio Vaticano II
di Michele Brambilla
La Lumen gentium serve anche a trattare un argomento di ecclesiologia spesso discusso, ovvero il fatto che la Chiesa sia e rimanga una gerarchia, fondata sul Sacramento dell’Ordine. La natura gerarchica della chiesa è l’oggetto specifico dell’udienza del 25 marzo.
Leone XIV ricorda per primo che «la Chiesa cattolica trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra». Oggi non è più in voga la negazione pura e semplice della gerarchia (l’assemblearismo anni ’70), ma si tende comunque a misconoscerne le origini e a volerla manomettere (le ricorrenti campagne per il sacerdozio femminile): fa quindi molto bene il Papa a ribadire che «questo Ordine sacro è permanentemente fondato sugli Apostoli (cfr Ef 2,20; Ap 21,14), in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù (cfr At 1,22; 1Cor 15,7) e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo (cfr Mc 16,15; Mt 28,19). Poiché gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente l’insegnamento salvifico del Maestro (cfr 2Tm 1,13-14), essi trasmettono il loro ministero a uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa “grazie ai loro successori nella missione pastorale” (CCC, n. 857)».
Il cap. III della Lumen gentium si intitola proprio «La costituzione gerarchica della Chiesa e in particolare dell’episcopato» e ripropone con forza quanto la tradizione della Chiesa ha sempre affermato in proposito, cioè che «a struttura gerarchica non è una costruzione umana, funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale (cfr LG, 8), ma una divina istituzione volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi», pertanto è sacra ed immutabile sia nelle questioni di genere che nelle modalità di trasmissione sacramentale. La gerarchia non è nata “successivamente” agli Apostoli: è costitutiva e pensata così come la vediamo oggi fin dalla prima convocazione dei discepoli ad opera dello stesso Signore, come affermato dal Decreto conciliare Ad gentes (proprio quello sulle missioni), opportunamente citato dal Pontefice. Proprio per questo il Papa precisa che l’espressione “costituzione gerarchica” richiama solo latamente le costituzioni umane, perché l’istituzione della Chiesa è responsabilità diretta di Nostro Signore Gesù Cristo.
La Lumen gentium, per parte sua, delinea anzitutto il «“sacerdozio ministeriale o gerarchico”, che differisce “essenzialmente e non solo di grado” dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono “ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo” (LG, 10)», come già detto dallo stesso Pontefice nell’udienza precedente. Il sacerdozio battesimale dei fedeli non rende superfluo quello ministeriale, come pensavano i protestanti, perché Lumen gentium parla proprio di «uomini investiti di sacra potestas (cfr LG, 18) per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato (LG, 18-27), quindi sul presbiterato (LG, 28) e sul diaconato (LG, 29) come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine» gerarchicamente e divinamente istituito a vantaggio proprio dei fedeli comuni, che dai Sacramenti traggono le risorse spirituali necessarie per santificare il mondo terreno (LG n.18).
Il Papa richiama specialmente i vescovi ad un esercizio della propria potestà che non esclude la collaborazione con i confratelli, che è la dimensione sinodale della gerarchia. «La Lumen gentium ricorda a più riprese e in modo efficace il carattere collegiale e comunionale di questa missione apostolica, ribadendo che l’«ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio, che nella sacra Scrittura è chiamato significativamente “diakonia”, cioè ministero» (LG, 24). Si capisce allora perché San Paolo VI ha presentato la gerarchia come realtà “nata dalla carità di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa” (Alloc. 14 sept. 1964, in Acta Synodalia III/1, 147)»: il primo esempio da dare è proprio quello dell’amore fraterno. Una Chiesa discorde e frammentata dall’individualismo non potrebbe certamente pretendere dagli altri uomini che facciano la pace tra di loro.
L’indirizzo rivolto ai pellegrini francesi richiama esattamente questo aspetto: «Fratelli e sorelle, preghiamo per i Pastori della Chiesa, perché, operando in modo collegiale e comunitario, possano annunciare con ardore la Buona Novella e aiutare i fedeli a impegnarsi attivamente nell’edificazione della Chiesa e nella costruzione di un mondo di pace»: senza comunione non c’è, quindi, autentica missione e neppure vera cura delle anime. Non c’è dubbio che in queste parole si senta un’eco delle tensioni dovute alle annunciate ordinazioni episcopali illecite da parte della Fraternità S. Pio X. Così come non c’è dubbio che, nelle parole ai pellegrini tedeschi, a cui il Papa chiede di pregare in particolare per i vescovi, «chiamati, in quanto successori degli Apostoli, a santificare, guidare e istruire il popolo di Dio, contribuendo così come pastori fedeli all’edificazione e al bene di tutto il Corpo mistico di Cristo», c’è tutta la preoccupazione per le pulsioni scismatiche di una parte della compagine cattolica germanica.
Le parole rivolte ai pellegrini polacchi permettono, come altre volte, di richiamare alcuni principi di fondo. Leone XIV si compiace «di iniziative come quella dell’Adozione spirituale di un bambino concepito, che viene lanciata proprio oggi. In un tempo segnato dalla follia della guerra è importante difendere la vita dal concepimento al suo naturale tramonto». L’iniziativa a cui il Papa fa riferimento è ormai tradizionale in Polonia (si svolge dal 1987) e prevede di “adottare” spiritualmente i feti frutto di gravidanze a rischio, pregando per essi per nove mesi consecutivi sempre a partire dal giorno 25 marzo, che è la festa dell’Annunciazione, cioè dell’Incarnazione del Verbo nel grembo di Maria.