Mercoledì, 15 aprile 2026

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». (Gv 3, 16-21)


Una delle prove dell’esistenza di Dio, elaborate da san Tommaso d’Aquino, è quella del “moto”. I cristiani provano la loro consacrazione, cioè l’essere portatori dello Spirito, attraverso il movimento. Vicino ai tabernacoli sparisce la fame, la sete e l’ignoranza e sorge la città di Dio. E’ Lui che ha il compito specifico di imprimere alla comunità dei credenti quel dinamismo, quella forza, quell’audacia che costringono il popolo di Dio ad abbandonare i recinti difensivi e a spalancare le porte dei vari cenacoli. Lo Spirito Santo è lo specialista del movimento. E’ “soffio impetuoso” che esorta ad affrontare la realtà, apre gli steccati della paura e dei bivacchi della prudenza, verso traiettorie missionarie impensabili, degne della più bella follia evangelica. Mediante il Santo Spirito Dio agisce nel mondo. Nel momento in cui il mondo cattolico lascia agire il “vento impetuoso”, fa riferimento a un dinamismo santo non programmabile – “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3, 8) – non conosce ostacoli, abbatte le paure, supera ogni pregiudizio, cadono le false sicurezze, scioglie gli attriti più incrostati. Lo Spirito quando penetra nella nostra vita non guarda in faccia a nessuno, destabilizza, fa saltare lo “status quo” anche quando sembrava essere santo e definitivo. All’improvviso manda un’occasione per farti fare cose che ti mandano più in alto, sconvolge anche gli schemi che ci sembravano più cari. I dodici apostoli, nel giorno della Pentecoste, hanno cessato di subire gli eventi della storia. Diventano loro i protagonisti coraggiosi, nel proporre tutto quanto hanno appreso da Gesù, in tre anni di convivenza con Lui. Hanno accolto il soffio gagliardo e sono divenuti loro degli “Alter Cristus”, protagonisti che hanno cambiato la storia dell’umanità. Si constata come i solchi indelebili, le azioni veramente permanenti nella storia li tracciano i santi.

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