In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». (Mt 15, 1-2.10-14)
La guida spirituale ha un valore veritativo, curativo e liberante assai importante, specialmente se letta attraverso la lente della spiritualità alla scuola di S. Ignazio di Loyola. Non si tratta di un pedagogo con la bacchetta in mano – parafrasando san Paolo – ma di una fedele guida che si spende per te mentre ti accompagna lungo il viaggio della vita. Ecco le caratteristiche fondamentali di una vera guida spirituale oggi:
è un testimone diretto, non certo un accademico: non ti dice cosa fare, ma ti mostra come ha fatto lui a incontrare Cristo e a guarire.
Un educatore all’ascolto: ti insegna il linguaggio dello Spirito Santo, non ti soggioga, non crea dipendenza, ti aiuta a discernere la voce di Dio in mezzo al rumore dei tuoi pensieri, delle tue paure e delle aspettative altrui.
Un custode della libertà: una buona guida non crea dipendenza; il suo obiettivo è renderti autonomo e libero di camminare con le tue gambe.
Un alleato della realtà: ti riporta costantemente alla concretezza della tua vita quotidiana, perché Dio parla nella storia reale, non nelle idealizzazioni o nei sensi di colpa.
Le maestranze al tempo di Cristo: “ciechi che guidano altri ciechi”
L’ultimo versetto di chiusura di questo brano mette in guardia sul pericolo delle guide sbagliate. Non è mai il caso di fare atti formali. Si frequenta un confessore e quando si constata che le cose procedono bene si continua la frequentazione. Altrimenti si sospende, senza bisogno di particolari dichiarazioni. Nel concreto bisogna diffidare di chi:
alimenta i sensi di colpa anziché annunciare la misericordia.
Impone schemi rigidi o moralismi che soffocano la bellezza della tua unicità.
Cerca l’applauso o il controllo sulle coscienze, anziché indirizzarti direttamente a Cristo.