Le fatiche dell’uomo

Domenica 22 febbraio 2026. L’azione del male sembra instancabile, sia nella tentazione dei singoli che nei grandi peccati sociali (l’inarrestabile guerra russo-ucraina), ma non è invincibile. La Quaresima c’è per intensificare il nostro ascolto di Gesù, Colui che ha vinto l’avversario fin dal principio

di Michele Brambilla

Celebrata la Messa della visita pastorale nella basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, edificata da san Giovanni Bosco (1815-88) tra il 1870 e il 1887, sotto i pontificati del beato Pio IX (1846-78) e di Leone XIII (1878-1903), Papa Leone XIV ritorna a S. Pietro per l’Angelus del 22 febbraio, nel quale, prendendo spunto dalla liturgia del giorno, si concentra sulla pagina evangelica in cui Gesù «va nel deserto e viene tentato dal diavolo» (cfr Mt 4,1-11). 

Cristo, che è uomo e Dio allo stesso tempo, «dopo aver digiunato per quaranta giorni, sente il peso della sua umanità: a livello fisico la fame e a livello morale le tentazioni». In questo modo «prova la stessa fatica che tutti sperimentiamo nel nostro cammino e, resistendo al demonio, mostra a noi come vincerne gli inganni e le insidie». 

Questo brano di Vangelo, così come tutta la Quaresima, delinea quindi «un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita. Si tratta di permettere a Lui di rimuovere le macchie e di guarire le ferite che il peccato può aver prodotto in essa, e di impegnarci a farla fiorire in tutta la sua bellezza fino alla pienezza dell’amore, unica fonte della felicità vera».

Le continue insidie che caratterizzano il nostro cammino terreno possono farci scoraggiare, inducendoci a ricercare la felicità attraverso strade apparentemente meno faticose. La ricchezza, la fama e il potere, però, si rivelano presto dei «miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti». «Per questo San Paolo VI insegnava che la penitenza, lungi dall’impoverire la nostra umanità, la arricchisce, purificandola e rafforzandola nel suo procedere verso un orizzonte che ha “come termine l’amore e l’abbandono nel Signore” (Cost. ap. Paenitemini, 17 febbraio 1966, I). La penitenza, infatti, mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con Lui e tra noi», ribadisce Leone XIV.

Il Papa fornisce alcuni esempi pratici per fare penitenza e vincere le tentazioni: ad esempio, assieme alla preghiera e alle opere di misericordia, «diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo, che ci parla nel cuore, e ascoltiamoci a vicenda, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità. Dedichiamo tempo a chi è solo, specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario». Si scoprirà così, come fece sant’Agostino, che «la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene» (Sermo 206, 3).

La carità in ogni sua forma sembra latitare in Ucraina, dove i russi continuano ad infierire sulla popolazione. «Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana», constata il Pontefice, per il quale «la pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace».

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