La sostanza oltre la forma

Domenica 15 febbraio 2026. Il pericolo, infatti, è quello di illudersi della propria giustizia

di Michele Brambilla

Nella liturgia del giorno, spiega Papa Leone XIV all’inizio dell’Angelus del 15 febbraio, «ascoltiamo dal Vangelo una parte del “discorso della montagna” (cfr Mt 5,17-37)» resa celebre dalle cosiddette “antitesi”, in cui Gesù non si pone come obbiettivo quello di scardinare la Legge mosaica, bensì quello di portarla davvero a compimento. 

Infatti, «dopo aver proclamato le Beatitudini, Gesù ci invita a entrare nella novità del Regno di Dio e, per guidarci in questo cammino, rivela il vero significato dei precetti della Legge di Mosè: essi non servono a soddisfare un bisogno religioso esteriore per sentirsi a posto davanti a Dio, ma a farci entrare nella relazione d’amore con Dio e con i fratelli». 

Se l’applicazione della precettistica veterotestamentaria non apre lo sguardo, ma chiude la persona nell’illusione di avere la Salvezza in tasca, si è dimenticato qualcosa di importante. Gesù «ci dice che la Legge è stata data a Mosè e ai profeti come una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia o, per usare un’espressione di san Paolo, come un pedagogo che ci ha guidati a Lui (cfr Gal 3,23-25)», che è l’Amore per eccellenza. Tutti i precetti dell’Antico Testamento si sintetizzano nell’amore verso il Signore e verso il prossimo, che è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.

«Fratelli e sorelle, Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore» che va oltre la lettera, pur importante, del comando divino. Il Papa prende ad esempio uno dei Comandamenti giustamente più enfatizzati nella catechesi, il quinto, per evidenziare che «non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità» in altro modo. Quanto al nono, «non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune». 

Il Vangelo ci insegna, quindi, che «non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio». La tradizionale invocazione alla Madonna, «che ha donato al mondo il Cristo, Colui che porta a compimento la Legge e il progetto della salvezza», è un ulteriore invito ad «entrare nella logica del Regno di Dio» e vivere il tipo di giustizia che esso richiede, proprio come ha fatto Maria. 

Facendo gli auguri ai popoli che festeggiano il Capodanno lunare, il Pontefice continua a chiedere che «questa gioiosa festa incoraggi a vivere con più intensità le relazioni familiari e l’amicizia; porti serenità nelle case e nella società; sia occasione per guardare insieme al futuro costruendo pace e prosperità per tutti i popoli». 

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