Mercoledì 21 gennaio 2026. Conosciamo Dio Padre tramite il Figlio, non solo per il fatto che è la Seconda Persona della SS. Trinità, ma anche nel suo modo di agire come uomo
di Michele Brambilla
Nell’udienza del 21 gennaio Papa Leone XIV prosegue le sue catechesi sulla Dei Verbum del Concilio Vaticano II ripetendo anzitutto che «Dio si rivela in un dialogo di alleanza, nel quale si rivolge a noi come ad amici». «Il compimento di questa rivelazione si realizza in un incontro storico e personale nel quale Dio stesso si dona a noi, rendendosi presente, e noi ci scopriamo conosciuti nella nostra verità più profonda. È ciò che è accaduto in Gesù Cristo», rimarca nuovamente il Pontefice.
Come spiega la Dei Verbum, «nel Figlio inviato da Dio Padre “gli uomini […] possono presentarsi al Padre nello Spirito Santo e sono fatti partecipi della natura divina”» perché restaurati, tramite la Pasqua di Cristo, nella condizione di grazia precedente il peccato originale. «Giungiamo dunque alla piena conoscenza di Dio entrando nella relazione del Figlio col Padre suo, in virtù dell’azione dello Spirito», primo dono del Risorto ai credenti in Lui.
«Grazie a Gesù conosciamo Dio come siamo da Lui conosciuti (cfr Gal 4,9; 1Cor 13,13). Infatti, in Cristo, Dio ci ha comunicato sé stesso e, allo stesso tempo, ci ha manifestato la nostra vera identità di figli, creati a immagine del Verbo»: è questa l’adozione di cui parla san Paolo in Gal 4,4-6 («Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, […] perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”»).
L’uomo si può quindi comprendere solo a partire da Gesù, vero Dio e vero uomo. Infatti «Gesù Cristo è rivelatore del Padre con la propria umanità». La Rivelazione non passa solo dalla doppia natura di Cristo: Egli ci rivela il volto del Padre anche tramite il suo modo eccellente di essere uomo, «con tutta la sua presenza e manifestazione, con le parole e le opere, con i segni e i miracoli, e soprattutto con la sua morte e gloriosa risurrezione dai morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità» (Dei Verbum, n.4). In poche parole, «a salvarci e a convocarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi», aggiunge il Papa. Proprio per questo il Cristianesimo non può essere ridotto ad un semplice insieme di contenuti dottrinali: è una vita intera. Infatti, «se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo. Gesù stesso ci invita a condividere il suo sguardo sulla realtà: “Guardate gli uccelli del cielo – dice –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?” (Mt 6,26)».
L’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio Figlio, corrisponde alla sua particolare dignità quando cerca di assomigliare sempre di più, nei pensieri e nelle azioni, a Gesù Cristo. Come dice Leone XIV nell’indirizzo ai pellegrini polacchi, «con il Sacramento del Battesimo, Dio ha stabilito con ciascuno di noi un’alleanza che realizziamo attraverso la nostra umanità. Serviamoci di ogni gesto di gentilezza umana e di promozione dei valori cristiani per rivelare Dio al mondo, edificando il Regno di Cristo. È una ricetta sicura per una vita felice».
«Ci troviamo nella Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani, che quest’anno ha per tema “Uno solo è il corpo, uno solo è lo spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Efesini 4,4). Chiediamo al Signore di elargire il dono del suo Spirito a tutte Chiese sparse nel mondo perché, attraverso di esso, i cristiani allontanino la divisione per comporre saldi legami di unità» attorno alla comune professione di fede in Cristo, come ribadito lo scorso 28 novembre a Nicea.