Mercoledì 18 febbraio 2026. Il commento della Lumen gentium inizia da questa parola paolina, che significa anzitutto il disegno del Padre di ricapitolare in Cristo tutte le cose. La devozione alla Divina Misericordia è perfettamente in linea con questo pensiero e con l’incipiente Quaresima
di Michele Brambilla
Con l’udienza del 18 febbraio Papa Leone XIV passa ad un altro documento fondamentale del Concilio Vaticano II, la costituzione dogmatica Lumen gentium.
Per spiegare cosa sia la Chiesa, la Lumen gentium ha preso le mosse da un termine che si trova nelle Lettere di san Paolo, ovvero la parola “mistero”. «Scegliendo tale vocabolo non ha voluto dire che la Chiesa è qualcosa di oscuro o di incomprensibile, come a volte comunemente si pensa quando si sente pronunciare la parola “mistero”. Esattamente il contrario: infatti, quando San Paolo utilizza, soprattutto nella Lettera agli Efesini, tale parola, egli vuole indicare una realtà che prima era nascosta e ora è stata rivelata», in particolare «si tratta del disegno di Dio che ha uno scopo: unificare tutte le creature grazie all’azione riconciliatrice di Gesù Cristo, azione che si è attuata nella sua morte in croce», come dice il celebre inno di Ef 1,3-10.
Ancora una volta il Papa sottolinea che l’azione attuale di Cristo passa per i Sacramenti: infatti «questo si sperimenta prima di tutto nell’assemblea riunita per la celebrazione liturgica: lì le diversità sono relativizzate, ciò che conta è trovarsi insieme perché attratti dall’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra persone e gruppi sociali (cfr Ef 2,14)» ricreando l’unità originaria dell’umanità, dispersa dal peccato. Quindi «per San Paolo il mistero è la manifestazione di quanto Dio ha voluto realizzare per l’umanità intera» in ogni tempo e in ogni luogo. Incontro Cristo nella comunità del mio paese, che è però in comunione con tutta la Chiesa e raggiunta continuamente dalla Grazia, che regola tutto il cosmo.
Non si sottovaluti la dimensione “assembleare” (ekklesia in greco vuol dire proprio “assemblea”) della Chiesa, dato che «la condizione dell’umanità è una frantumazione che gli esseri umani non sono in grado di riparare, benché la tensione verso l’unità abiti il loro cuore. In questa condizione si inserisce l’azione di Gesù Cristo, il quale, mediante lo Spirito Santo, vince le forze della divisione e il Divisore stesso. Trovarsi insieme a celebrare, avendo creduto all’annuncio del Vangelo, è vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio». Quando i cattolici si radunano, Gesù è in mezzo a loro e li trasforma in membra del suo Corpo mistico, «sicché vi è una certa coincidenza tra questo mistero e la Chiesa: la Chiesa è il mistero» del permanere del Signore in mezzo ai suoi «reso percepibile» ai sensi umani.
«Perciò il Concilio Vaticano II, all’inizio della Costituzione Lumen gentium, afferma così: “La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (n. 1). Con l’impiego del termine “sacramento” e la conseguente spiegazione, si vuole indicare che la Chiesa è nella storia dell’umanità espressione di quanto Dio vuol realizzare; per cui, guardando ad essa, si coglie in qualche misura il disegno di Dio» nei confronti di ogni uomo, chiamato ad entrare in comunione con il Signore risorto («cum Ipso, per Ipso et in Ipso», come si canta al termine della preghiera eucaristica). La Chiesa ha pertanto un valore escatologico: se la comunità cristiana è abitata dal suo Redentore, aderirvi diventa una questione di Salvezza. «E invero il Cristo, quando fu levato in alto da terra, attirò tutti a sé (cfr Gv 12,32 gr.); risorgendo dai morti (cfr Rm 6,9) immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di Lui costituì il suo corpo, che è la Chiesa, quale sacramento universale della salvezza; assiso alla destra del Padre, opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e, attraverso di essa, congiungerli più strettamente a sé e renderli partecipi della sua vita gloriosa col nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue» (LG, n.48).
Leggere la Lumen gentium, allora, «permette di capire il rapporto tra l’azione unificatrice della Pasqua di Gesù, che è mistero di passione, morte e risurrezione, e l’identità della Chiesa. Nel contempo esso ci rende grati di appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrinante nella storia, che vive come presenza santificatrice in mezzo a un’umanità ancora frantumata, quale segno efficace di unità e riconciliazione tra i popoli».
L’udienza, come ripete molte volte il Pontefice, si colloca provvidenzialmente proprio all’inizio del cammino liturgico verso la Pasqua del Signore, essendo il Mercoledì delle Ceneri. Il Papa richiama anche un’altra importante ricorrenza liturgica: non molti si ricordano che «il 22 febbraio ricorre il 95° anniversario della prima apparizione di Gesù Misericordioso a Santa Faustina Kowalska. Da allora è iniziato un nuovo capitolo nella diffusione del culto della Divina Misericordia attraverso la Coroncina e il quadro “Gesù, confido in Te”. La Quaresima sia un tempo di incontro con Cristo attraverso il Sacramento della Penitenza e le opere di misericordia», che sono tutti tratti distintivi del cammino quaresimale.